BTp 2067 (IT0005217390): cala l’interesse del mercato, sale il rendimento

Il mercato sovrano sembra sempre meno interessato al BTp "Matusalemme", che nell'estate scorsa fu oggetto di negoziazioni assidue. Cosa accade al bond con scadenza nel lontano 2067?

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Il mercato sovrano sembra sempre meno interessato al BTp

Rally finito o il mercato obbligazionario sta prendendo fiato dopo la corsa estiva che ha fatto sprofondare i rendimenti globali ai minimi storici? Di certo, per i BTp è un momento ambiguo. Lo spread con i Bund a 10 anni torna sopra i 160 punti base, una trentina in più dei minimi toccati a settembre. In valore assoluto, i rendimenti appaiono bassi, per quanto in netta crescita negli ultimi tre mesi. Il BTp marzo 2067 e cedola 2,80% (ISIN: IT0005217390) offre oggi il 2,58%, quando agli inizi di settembre era sceso fino al 2,11%. In termini di prezzo, perde da allora più del 12%, attestandosi a poco più di 106.

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L’interesse per questo bond è andato scemando negli ultimi mesi. Il punto più alto fu raggiunto tra luglio e agosto, quando i contratti mensili si attestarono mediamente sulle 75.000 unità, mentre a novembre risultavano più che dimezzatisi a circa 32.700. E se in estate il controvalore mensile si attestava intorno ai 3,5 miliardi di euro, il mese scorso si scendeva a 1,28 miliardi, passando così da quasi 47.000 a poco più di 39.000 medi per contratto.

In effetti, il BTp “Matusalemme” apparve ideale nei mesi passati per speculare al rialzo, data la sua “duration” di ben 28 anni che consente veloci e solidi guadagni nelle fasi positive di prezzo. In effetti, tra il novembre dello scorso anno a tre mesi fa, questo titolo mise a segno un rialzo di circa il 56,5%. E dire che si è tenuto distante dai livelli di rendimento dei Bonos spagnoli, i quali sulla scadenza luglio 2066 e cedola 3,45% (ISIN: ES00000128E2) offrono un rendimento odierno inferiore all’1,40%, circa sui 115-120 punti base in meno dei nostri.

BTp 2067, la direzione nei prossimi mesi

Quali prospettive? Se i mercati si rassicurassero sulla tenuta dell’economia e del debito pubblico in Italia, vi sarebbero margini teorici di apprezzamento del BTp 2067, persino in una fase monetaria leggermente più restrittiva nell’Eurozona, date le distanze con gli altri due paesi iberici. Tuttavia, non sembra questo il caso e, anzi, lo scenario più realistico sarebbe di un deterioramento ulteriore, vale a dire di una prosecuzione dell’aumento dei rendimenti. Fino a quale livello? Senza considerare i mesi delle tensioni tra Roma e Bruxelles sul deficit nell’autunno 2018, già in pieno 2017, quando le tensioni politiche italiane erano lontane e nemmeno previste e il mercato si aspettava un rialzo prossimo dei tassi, il BTp 2067 rendeva il 3,50%, quasi l’1% in più di oggi.

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Se dovessimo tendere a quei rendimenti, il deprezzamento di questo bond sarebbe stimabile nell’ordine del 17-18% da qui a pochi mesi. Molto dipenderà dai segnali che la BCE invierà sin da oggi con il nuovo governatore Christine Lagarde. La continuità con l’era Draghi dovrebbe reggere ancora per un po’, anche solo per non dare l’immagine di una politica monetaria erratica nell’area. Il vero banco di prova sarà il 2020, quando tra possibile crisi di governo in Italia da un lato e ripresa o ulteriore rallentamento dell’economia nell’area dall’altro, Francoforte sarà chiamata a scegliere la direzione da assumere per i mesi successivi.

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