BTp 2049: boom del 45% in 6 mesi, ecco guadagni e perdite legati ai rendimenti

Rendimenti in forte calo per il BTp 2049 (ISIN: IT0005363111), che dalla sua prima emissione di marzo ha messo a segno guadagni per il 45%. Ecco quanto salirebbe di prezzo ancora o scenderebbe con le mutate condizioni del mercato.

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Boom del BTp 2049 in soli 6 mesi

Il BTp 2049 (ISIN: IT0005363111) ha riscosso molto successo all’asta odierna, collocato mediamente tra gli investitori a un prezzo di 140,2, pari a un rendimento lordo annuo del 2,06%. La seconda tranche risaliva a maggio, quando era stato assegnato al 3,65%, aggiudicato a 104,3. La sua prima emissione è solo del marzo scorso, quando il bond con cedola 3,85% sbarcò sul mercato sovrano italiano a 100,3. Invece, dopo che la BCE nel primo pomeriggio di oggi comunicava l’adozione di ulteriori stimoli monetari, segnava 145, cioè offriva un rendimento di poco superiore all’1,90%, la metà di quello di soli 6 mesi fa.

Chi ha scommesso sin dall’inizio su questo titolo longevo, quindi, si è portato a casa un guadagno di circa il 45%. Una enormità, anche considerando il rally obbligazionario mondiale di questi mesi.

Asta BTp 2049, occhio alla cedola per non restare fregati

I BTp sono stati bistrattati dal maggio dello scorso anno, quando Movimento 5 Stelle e Lega trattavano la nascita del governo Conte. Tra allentamento delle tensioni con Bruxelles, cambio di governo di qualche giorno fa e nuovi stimoli BCE, la fiducia sui bond tricolori sembra essere tornata, pur rimanendo più tiepida di quanto non sia diffusa su altri mercati del Sud Europa, ossia Spagna e Portogallo, entrambi a offrire meno dell’Italia lungo l’intera curva delle scadenze. Si consideri, ad esempio, che un Bonos a 30 anni rende poco più dell’1% e che i rendimenti spagnoli siano negativi fino agli 8-9 anni, contro i 3-4 dell’Italia.

E dopo il boom alti rischi

Ad ogni modo, bisogna stare attenti a non farsi prendere la mano. I titoli obbligazionari con durata residua molto lunga sono esposti all’elevata volatilità delle quotazioni con le variazioni dei rendimenti. Ed è del tutto evidente che i nostri BTp siano “gonfiati” nelle valutazioni dalla bolla alimentata dagli stimoli monetari BCE. Il fenomeno riguarda certamente tutti i mercati avanzati, ma si consideri che quando – e se – i tassi torneranno a salire, a restare più colpiti saranno in una prima fase certamente i bond delle economie più indebitate e dai rating più deboli.

Italia e Portogallo, oltre la Grecia, finirebbero nel mirino. E volendo dircela tutta, tra crescita zero e instabilità politica perenne, i BTp rischiano di diventare carta straccia di cui liberarsi in un futuro forse non troppo lontano, in assenza di un qualche sostegno di Francoforte.

Negli anni che vanno dalla immediata uscita dalla crisi del 2009 e fino all’annuncio del varo futuro di nuovi stimoli BCE a metà 2014, il rendimento medio del trentennale italiano è stato in area 4,50%, qualcosa come oltre 250 punti base in più di oggi. Immaginando che ora stesso il rendimento si porti a tale livello, il BTp 2049 crollerebbe di prezzo di quasi il 37%, scendendo ampiamente sotto la pari. Viceversa, se tendesse ai livelli spagnoli, dovrebbe apprezzarsi di quasi un altro 14%. Due scenari estremi e destinati con ogni probabilità a non realizzarsi. Nel tempo, però, dovremmo scontare un rialzo dei rendimenti, pur non subitaneo, a meno che un qualche shock politico o economico-finanziario non agisca velocemente in negativo.

Il rally estivo dei BTp ha fruttato guadagni stellari agli obbligazionisti

Cosa accadrebbe alle quotazioni del BTp 2049, se tendesse ai livelli di rendimento storico tra 5 anni? Dovrebbero portarsi in area 92,50, cioè perdere rispetto ad oggi il 36%. Ovviamente, non è affatto detto che i precedenti livelli storici fungano da riferimento tendenziale anche per il futuro. Anzi, l’idea e anche la speranza del mercato è che nei prossimi decenni i tassi di mercato restino significativamente inferiori ai livelli pre-crisi, effetto di un’inflazione strutturalmente calante e di capitali più abbondanti sul piano globale. Certo, anche solo supponendo che il trentennale italiano si portasse al 3%, dovrebbe perdere oggi come oggi quasi un terzo del suo valore, mentre tra 5 anni il calo sarebbe tra un quarto e un quinto. Comunque la si veda, i margini di ulteriore crescita appaiono limitati, mentre le possibili perdite future ampie e probabili. Resta solo da conoscere i tempi della normalizzazione dei bond.

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