BTp 2044, cedola 4,75% e quella netta effettiva resta altissima

Il titolo di stato in scadenza nel 2044 offre una cedola molto elevata, essendo stato emesso nel 2013. E anche il rendimento risulta appetibile.

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Il titolo di stato in scadenza nel 2044 offre una cedola molto elevata, essendo stato emesso nel 2013. E anche il rendimento risulta appetibile.

E oggi facciamo le pulci a un altro titolo di stato italiano, il BTp settembre 2044 con cedola 4,75% (ISIN: IT0004923998). Il tasso offerto è altissimo, se pensate che il rendimento a 50 anni dell’Italia in questo momento viaggi su valori dimezzati. In effetti, parliamo di un bond emesso nel 2013, soltanto 7 anni fa, ma che per i mercati obbligazionari sembrano ormai un’altra era geologica. Questo titolo lo si acquista oggi a 151, cioè per metterne in portafoglio 1.000 euro nominali bisogna spenderne 1.510 euro.

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Già questo discorso ci fa capire che la cedola effettiva, una volta rapportata all’investimento monetario, sia più bassa di quella nominale, scendendo al 3,15%. E al netto della tassazione del 12,50%, risulta del 2,75%, una percentuale che rimarrebbe comunque elevata, risultando di questi tempi molto superiore all’inflazione, che in questi mesi si è più che azzerata, diventando leggermente negativa.

Insomma, tutto guadagno reale questa super-cedola. Quando il BTp arriva a scadenza, però, l’investitore si ritroverà ad essere rimborsato di 1.000 euro e non dei 1.510 euro spesi. A quel punto, avrà formalmente accusato una perdita del 33,77%, tanto quanto il rapporto tra la minore differenza e l’investimento. Spalmando questo dato sui 24,16 anni della durata residua del bond all’atto dell’acquisto, si ottiene l’1,40%, che equivale al minore rendimento lordo medio annuo. Poiché, però, questa minusvalenza è fiscalmente compensabile con le plusvalenze maturate entro i 5 anni successivi, quel -1,40% lordo si riduce potenzialmente al -1,22%. Sottraendo questa percentuale dal suddetto 2,75%, si ottiene l’1,53%, che è proprio il rendimento netto del bond.

Rivendita anticipata

Nessuno ci obbliga chiaramente a tenere il titolo fino alla scadenza. Nel caso in cui la quotazione dovesse salire di molto, ci converrebbe rivenderlo e incassare la plusvalenza.

Tuttavia, apprezzamenti visibili non appaiono al momento credibili, mentre lo sarebbe la prospettiva di una quotazione stabile da qui a un anno. Supponiamo che tra 12 mesi il prezzo sia sempre di 151. Lo potremmo rivendere, avendo nel frattempo incassato cedole per un controvalore complessivo del 2,75% dell’investimento, ben sopra il rendimento teorico del bond alla scadenza.

Vi chiederete se sia possibile che il BTp settembre 2044 quoti sempre a 151 tra un anno. Facendo un semplice calcolo, scopriamo che se così fosse, il rendimento del titolo sarebbe dell’1,69%, solamente di poco inferiore a quello odierno e del tutto compatibile con condizioni di mercato nemmeno particolarmente brillanti. Si tenga conto che questo bond abbia reso nell’ultimo anno in più occasioni al minimo storico dell’1,46%, pur con durata residua superiore a quella che avrebbe tra un anno. Questo ci spinge a sperare che la stabilità dei prezzi ci consenta di rivendere il bond senza perdite, nel frattempo avendo ricevuto un flusso di redditi impensabile su un mercato avanzato in questa fase.

Se rivendessimo tra due anni, a una quotazioni di 151 il rendimento scenderebbe ancora di poco, all’1,62-3%, anche in quel caso compatibile con le condizioni di mercato dell’Italia, pur volendo escludere uno scenario di peggioramento della percezione sul debito sovrano tricolore. Insomma, per qualche anno avremmo l’opportunità di beneficiare di tassi cedolari ormai considerati un miraggio altrove e senza grosse preoccupazioni sui prezzi, a meno che il clima sui mercati non si deteriori.

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