BTp 2030 sotto 1% e trentennale verso l’1,5%, ecco i guadagni con il “fly to yield”

Rendimenti italiani in picchiata dopo le elezioni regionali. Ma il rally è trainato perlopiù dalla caccia alla "yield" in tutto il mondo. E ancora possibili ulteriori guadagni sui BTp, specie a lunga scadenza.

di , pubblicato il
Rendimenti italiani in picchiata dopo le elezioni regionali. Ma il rally è trainato perlopiù dalla caccia alla

La Grecia ha azzeccato il timing per l’emissione del suo bond a 15 anni, che ieri ha attratto ordini monstre di quasi 19 miliardi di euro, a fronte di un’offerta di 2,5 miliardi. Il successo dell’operazione ha confermato l’aria che tira sui mercati globali, dove si è scatenata una vera caccia al rendimento nelle ultime settimane, avallata da alcune buone notizie sul piano macro, tra cui la tenuta dell’economia tedesca, la robustezza di quella americana, una Brexit senza scossoni con la UE e la sottoscrizione della “Phase One” dell’accordo commerciale USA-Cina. Da qui, la ricerca non più della qualità a cui gli investitori avevano puntato dal settembre scorso fino agli inizi di questo gennaio, quanto di “yield”.

E l’Italia risulta tra le premiate di questa fase, con il BTp a 10 anni, in scadenza nell’aprile 2030, ad essere sceso ieri sotto l’1% di rendimento, ai minimi da 3 mesi. Stamattina, il bond viaggiava in area 0,98%. Dal 16 gennaio scorso, quando offriva l’1,44%, ha guadagnato il 4,2%. E mostra ulteriori margini di guadagno, se diamo uno sguardo ai Bonos spagnoli di simile durata, i quali si aggirano su livelli di rendimenti inferiori al terzo di punto percentuale. Secondo gli analisti di Mizuho, il rally dovrebbe coinvolgere anche le scadenze più longeve, con il trentennale a puntare probabilmente all’1,50%, giù dal 2% attuale.

BTp 10 anni verso l’1%, forti guadagni dopo la sconfitta di Salvini in Emilia-Romagna

Guadagni dei BTp in poche sedute

Il BTp settembre 2049 e cedola 3,85% (ISIN: IT0005363111) ha già guadagnato quasi il 9,5% in meno di due settimane, rispetto a quando rendeva poco meno del 2,50%. A conti fatti, la sua discesa all’1,50%, ove si avverasse, implicherebbe un’ulteriore crescita delle quotazioni di una pari percentuale, cioè di un altro 9,5%.

E il BTp 2050, emesso solamente pochi giorni fa poco sotto la parità e con cedola 2,45% (ISIN: IT0005398406), ha guadagnato già il 10,7% dal giorno dell’asta, salendo a una quotazione in area 110.

E arriviamo al BTp 2067, il più longevo di tutti in Italia. Cedola 2,80% e quotazione sopra 116 (ISIN: IT0005217390), rende oggi il 2,24%, a premio di nemmeno un quarto di punto rispetto al trentennale, in leggera divaricazione dai +20-21 punti base di metà gennaio. Immaginando che mantenga la stessa distanza e che il BTp 2049 renda l’1,50%, offrirebbe l’1,75%, apprezzandosi da oggi di almeno il 14%, quando già dal 16 gennaio è balzato del 12%.

Chiaramente, il trend non è detto che duri a lungo, né che si dipani del tutto. Le buone news macro e geopolitiche rasserenano gli animi degli investitori, spingendoli ad optare per il rendimento, anziché per la sola qualità degli assets. Tuttavia, alla lunga creano le premesse per politiche monetarie meno accomodanti, sebbene non vi sia alcun sentore di imminenti strette in Nord America, Europa e Giappone. Per adesso, godiamoci il restringimento degli spread, complice l’esito favorevole a parte della maggioranza delle elezioni regionali in Emilia-Romagna. Il differenziale di rendimento con i Bund a 10 anni è sceso dai 160-165 delle prime settimane dell’anno, agli attuali 135 punti, ai minimi da settembre.

BTp 2050, forte rialzo in pochi giorni e il rendimento scende sotto il 2,30%

[email protected] 

 

 

Argomenti: ,