BTp 2020: sostegno da stati virtuosi dell’Eurozona e solita BCE, ma su spread dubbi

I rendimenti dei BTp rimarrebbero bassi per tutto quest'anno, dati i numeri delle emissioni lorde nell'Eurozona e il programma di acquisti della BCE. Invece, sullo spread potrebbe essere un'altra storia.

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I rendimenti dei BTp rimarrebbero bassi per tutto quest'anno, dati i numeri delle emissioni lorde nell'Eurozona e il programma di acquisti della BCE. Invece, sullo spread potrebbe essere un'altra storia.

Ci sono le solite tensioni politiche a Roma, con il governo Conte-bis che traballa vistosamente ogni giorno di più. C’è che l’economia italiana sta rimanendo maledettamente ferma e ultima in classifica sulla crescita in Europa. Mettiamoci anche che il nostro debito pubblico, il terzo più alto al mondo in rapporto al pil, di scendere non vuole sentirne. Malgrado tutto ciò, il 2020 per i BTp non promette male, almeno a guardare ai fondamentali, vale a dire al gioco della domanda e dell’offerta.

La crisi dell’Iran non ferma i BTp

Per quest’anno, JP Morgan stima in 188 miliardi di euro le emissioni nette di titoli di stato nell’Eurozona. A conti fatti, sarebbe qualcosa come meno dell’1,5% del pil. Si tratterebbe del dato più basso dal 2008, quando le emissioni nette ammontarono a soli 11 miliardi. In sostanza, quell’anno si sfiorò nel complesso il pareggio di bilancio. Due anni più tardi, a causa della crisi, la cifra esplose a 430 miliardi. Che cosa s’intende per emissioni nette? La differenza tra le emissioni attese e i titoli di stato in scadenza.

Per l’Italia, si stima che scadranno bond a medio-lunga scadenza per 132 miliardi, a fronte di emissioni lorde per 175 miliardi. Al netto, emetteremo BTp per 43 miliardi, che sarebbe sostanzialmente il deficit di bilancio atteso. E va riconosciuto come questo inciderebbe sul totale per meno del 23%, una percentuale in sé non elevata, per quanto superiore alla quota del pil tricolore sul totale dell’area (15,2% nel 2018). La Francia, invece, si avvierebbe verso emissioni nette per 105 miliardi, circa il 56% del totale. Dietro di noi, la Spagna con 21 miliardi e il Belgio con 11. Unico dato negativo quello dell’Olanda: emetterà 6 miliardi in meno di bond rispetto 30 in scadenza.

E la Germania? Zero. Emissioni lorde uguali alle scadenze, pari a 148 miliardi.

Spread BTp-Bund in salita?

Da questi numeri evinciamo quanto segue: nel mondo, la domanda di assets sicuri resta solida, sebbene i massimi record dell’estate scorsa per i prezzi obbligazionari non verrebbero facilmente replicati nei prossimi mesi. Tuttavia, l’offerta langue. E ciò depone a favore dei bond con rating meno solidi e, quindi, con rendimenti più appetibili. E’ il caso dei BTp. Il decennale italiano rende in area 1,35-1,40%, quando l’omologo tedesco viaggia ancora al -0,20%. Non solo i titoli tedeschi rendono sottozero fino ai 15-20 anni, ma nemmeno si trovano tra politica fiscale di Berlino restrittiva e acquisti della BCE.

Il ritorno ai tassi zero in Svezia non è una buona notizia per i BTp

E arriviamo al secondo fattore di sostegno ai bond: il “quantitative easing”. Gli acquisti di assets sono stati ripristinati a Francoforte dal novembre scorso, al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. In 12 mesi, fanno 240 miliardi, di cui si stima che il 60% riguarderà titoli di stato. Pertanto, gli investitori privati si ritroveranno dinnanzi a un’offerta netta effettiva di non più di 43 miliardi per tutto il 2020 nell’Eurozona. Di questi, circa la metà sarebbero BTp, mentre l’offerta di Bund scenderebbe così a qualcosa come -40 miliardi.

Questi numeri ci spiegherebbero quanto segue: la domanda rimarrebbe per quest’anno relativamente abbondante e ciò dovrebbe sostenere i prezzi di tutti i bond. Ma data l’offerta negativa di paesi come Germania e Olanda, i rendimenti di questi titoli dovrebbero distanziarsi ulteriormente dal resto dell’area, cioè gli spread rischiano di ampliarsi, pur in una condizione ottimale per tutti i mercati sovrani dell’euro. Certo, stiamo dando per scontato che alla scadenza gli obbligazionisti rinnovino totalmente tutti i titoli, cosa non certa in due situazioni specifiche: quando i rendimenti sono troppo bassi e non allettano più; quando il rischio sovrano viene considerato in aumento.

Nel primo caso, assisteremmo a un probabile spostamento dei capitali da nord a sud; nel secondo, da sud a nord.

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