Brexit penalizza l’emissione di bond in sterline

La potenziale uscita della Gran Bretagna dalla Ue (Brexit) riduce la domanda di obbligazioni denominate in sterline

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La potenziale uscita della Gran Bretagna dalla Ue (Brexit) riduce la domanda di obbligazioni denominate in sterline

Brexit spaventa i mercati. Se la Gran Bretagna uscirà dalla Ue, gli investitori penalizzeranno i bond in sterline. Questo, in sostanza, è il messaggio che il mercato dei capitali sta dando in questi giorni al Regno Unito che ha già visto la sterlina inglese (GBP) perdere sensibilmente terreno nei confronti dell’euro. Più in particolare, l’incertezza sul referendum britannico per la permanenza nell’Ue e una potenziale Brexit stanno facendo diminuire le emissioni di bond societari denominati in sterlina con un rating inferiore a investment grade. Lo affermano gli analisti di Moody’s, i quali sostengono che il quesito referendario sta colpendo anche le societa’ britanniche che si finanziano con altre valute. Il tutto nello stesso momento in cui le emissioni obbligazionarie ad alto rischio emesse nel Vecchio Continente sembrano stare aumentando. L’Agenzia di rating ha sottolineato che le societa’ britanniche, nel 2010, hanno pesato per il 17% sul totale dei bond ad alto rischio in Europa.  

Con Brexit rendimenti dei bond in sterline in rialzo

  Il timore degli investitori, però, non si fermerà al settore dei corporate bond in sterline. Qualora la Gran Bretagna lasciasse la Ue, anche i rendimenti delle obbligazioni inglesi e irlandesi saliranno come conseguenza di perdita di appeal da parte degli istituzionali. Fondi di investimento e banche preferiscono, infatti, tenere in portafoglio obbligazioni sovrane di paesi investment grade con lo scopo di ridurre al minimo la volatilità sugli investimenti, anche perché, con i tassi negativi nell’Europa continentale, non è più conveniente parcheggiare la liquidità presso le banche centrali. Secondo i più grandi gestori, infatti, l’uscita del Regno Unito dalla Ue determinerebbe anche un rimescolamento dei pesi obbligazionari all’interno dei loro portafogli a favore dell’area euro penalizzando i rendimenti dei titoli di stato britannici. Le società avranno inoltre più difficoltà a rifinanziarsi a tassi bassi e dovranno per forza di cose ricorrere, quando possibile, alla moneta unica per le emissioni di bond più importanti. Già è così per molte multinazionali, ma l’evento esalterebbe questa tendenza, osservano dall’ufficio studi di Barclay.  

Brexit, le preoccupazioni della Banca d’Inghilterra

    In questo scenario incerto, la scorsa settimana la banca centrale britannica la lasciato invariato il tasso di riferimento allo 0,50% al termine della riunione di politica monetaria, in linea con le previsioni degli economisti. La Bank of England ha inoltre deciso di lasciare invariato a 375 milioni di sterline l’importo, già raggiunto, del proprio programma di acquisto di bond. Nelle minute inoltre la banca centrale lancia l’allarme sulle conseguenze di un’eventuale Brexit, su cui il paese sarà chiamato a votare nel referendum del 23 giugno. L’uscita della gran Bretagna dall’Ue “potrebbe risultare in un esteso periodo di incertezza circa l’outlook economico, comprese le prospettive per la crescita dell’export” – afferma la Bank of England – in quella che ad oggi è la presa di posizione più netta sulla questione da parte dell’istituto. “Tale incertezza potrebbe pesare sulla domanda nel breve termine e avere implicazioni significative per i prezzi degli asset, in particolare per il tasso di cambio”. Ma per la prima volta il board della banca centrale registra anche come l’attesa per il voto stia già avendo un impatto sulle decisioni delle imprese (in particolare nella vendita di immobili commerciali, negli investimenti e nelle quotazioni in Borsa), cosa che “potrebbe portare a un qualche indebolimento della crescita nella prima metà del 2016”.

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Argomenti: Macroeconomia, Bond in sterline inglesi

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