Brexit, il giorno dopo: la grande illusione

Gli inglesi hanno scelto di lasciare la Ue, ma la Gran Bretagna uscirà veramente dall’Europa? In arrivo un nuovo referendum

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Gli inglesi hanno scelto di lasciare la Ue, ma la Gran Bretagna uscirà veramente dall’Europa? In arrivo un nuovo referendum

La democrazia non esiste e la politica è l’arte dell’inganno. Il popolo britannico ha scelto di lasciare l’Unione Europea (Brexit). Ma la Gran Bretagna uscirà veramente dalla Ue? Questa è la domanda che molti si pongono a breve distanza dall’esito del referendum. Ed è lecito porsela, poiché le procedure farraginose di uscita dalla Ue (trattato di Lisbona del 2009) non sono automatiche e immediate, ma richiedono tempo, almeno due anni. Vi sono poi adempimenti burocratici che non possono essere svolti dal governo Cameron che è dimissionario. Fra una cosa e l’altra, quindi, si può arrivare anche a cinque-sette anni, salvo rinvii di sorta. Col rischio che nel 2025 la Gran Bretagna sarà ancora membro della Ue e l’esito del referendum rimarrà solo sulla carta e un ricordo per le vecchie generazioni (oltre che per gli investitori e i traders), quelle che nostalgicamente hanno votato la Brexit. Nel frattempo il governo del premier Cameron, che ha spesso osteggiato la politica comunitaria di Bruxelles, si appresta a lasciare Downing Street (col sorriso di Junker e della Regina) e molti parlamentari stanno già raccogliendo le firme per indire un nuovo referendum.

Brexit, una farsa mediatica e strumentale al servizio della speculazione

Ma anche se la Gran Bretagna uscisse dalla Ue (e si fa fatica a crederci), a livello commerciale ed economico non cambierà nulla. I burocrati di Bruxelles sono già pronti a stipulare trattati bilaterali ad hoc con l’Inghilterra per mantenere le stesse relazioni economiche e finanziarie già in vigore da decenni. Del resto, anche la Svizzera che non fa parte della Ue e ha una propria moneta, ha stipulato decine di trattati bilaterali con i paesi membri per la libera circolazione delle merci e degli scambi che superano ostacoli e barriere doganali. Sulla carta, quindi, la volontà del popolo inglese sarà rispettata, ma non è ancora chiaro come e quando. E nel dubbio tutto rimarrà così, all’italiana se proprio vogliamo dirla tutta. Nel frattempo il terrorismo mediatico lavora a pieno regime e gli speculatori internazionali picchiano duro sulle borse, senza alcun fondamento o criterio di sorta. Milano è stata la borsa che ha perso più di tutte in Europa (-12,45%), un record assoluto, eppure l’Italia è il paese dell’unione che risulterebbe meno penalizzato da una uscita della Gran Bretagna dal club dei Ventotto. Paradossalmente lo Stock Echange di Londra ha perso solo il 4% e dovrebbe essere il paese più penalizzato. Quindi, delle due, l’una: o è tutta una grande montatura oppure gli interessi in gioco stanno ben al di fuori o al di sopra di quelli comunitari.

Con la sterlina debole la Gran Bretgana ci guadagna

Analizzando la situazione dal punto di vista strettamente finanziario, l’indebolimento della sterlina inglese (ai minimi degli ultimi 31 anni contro dollaro), dopo il referendum sulla Brexit, rafforzerà le aziende britanniche le cui merci saranno sicuramente più competitive. Alla Cina, poi, una Gran Bretagna slegata dai lacci stretti di Bruxelles piace di più, se non altro per i vari interessi a trattare singolarmente ogni aspetto commerciale, come quello che riguarda il mercato dello shipping e il controllo delle rotte mercantili. Per non parlare dei capitali che viaggiano da Londra a Hong Kong con un semplice clic di mouse senza che la Ue chieda spiegazioni o imponga balzelli (vedi progetto di tobin tax europea). Ma anche l’euro dovrebbe uscirne indebolito nei confronti del dollaro e per il vecchio continente diventerà più conveniente esportare, a tutto vantaggio di una ripresa economica che francamente appare ancora molto debole. In questo contesto una Gran Bretagna separata dalla Ue, ma non ancora divorziata, potrebbe fare comodo a molti. E’ quello che alla fine desiderano le grandi multinazionali e le banche d’affari londinesi? Forse sì.

E quindi una posizione di stallo in attesa che il tempo chiarisca molte cose a livello politico, a cominciare da chi governerà l’Inghilterra dal prossimo mese di ottobre e da chi prenderà il potere in Francia e Germania il prossimo anno dopo le elezioni. Nel frattempo l’egemonia della Germania andrà affievolendosi perchè, comunque, il segnale lanciato dalla Brexit è forte e chiaro, e Bruxelles non potrà ignorarlo. Nel frattempo la Banca Centrale Europea continuerà a pompare soldi (quantitative easing) nel sistema creditizio per alleggerire le banche dal peso enorme di Bund e Btp che ormai rendono meno di zero, col la scusa che l’Europa è in deflazione. Mentre i piccoli investitori, sulla scorta delle continue paure create e alimentate da un sistema mediatico ben oliato vengono tosati silenziosamente da spregiudicati gestori di fondi e da banche mezze fallite che cavalcano la speculazione (al ribasso) grazie alla telenovela sulla Brexit. Col rischio che chi ha votato “leave” debba un giorno lavorare di più per mantenere gli alimenti per l’indipendenza.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Bond Germania, Btp