Brasile, la politica pesa sulla valuta

Commento di Martin Marinov, gestore obbligazionario di Raiffeisen Capital Management, sulla situazione politica ed economica del Brasile

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento di Martin Marinov, gestore obbligazionario di Raiffeisen Capital Management, sulla situazione politica ed economica del Brasile

Il real quest’anno ha già perso il 18% del suo valore contro il dollaro USA, diventando una delle valute più deboli dei mercati emergenti.  I candidati alle elezioni del 7 ottobre sono oltre dieci, ma se – come è molto probabile – nessuno di loro otterrà la maggioranza assoluta il 28 ottobre si terrà un ballottaggio tra il primo e il secondo posto.

Non si tratta solo di scegliere un nuovo presidente

Le elezioni non riguardano solo il nuovo presidente, bensì un cambiamento di rotta nella politica economica, perché il paese ha un debito pubblico lordo superiore all’80% – soprattutto a causa dei generosi ammortizzatori sociali, in vigore dai tempi del boom economico. Anche se un rapporto debito/PIL intorno al 50% non sembra particolarmente elevato, negli ultimi anni la situazione si è fatta preoccupante. Tuttavia, benché vi sia un consenso unanime sulla necessità di rallentare la dinamica negativa del debito, i diversi candidati hanno idee divergenti circa la rapidità con cui devono essere attuate le riforme necessarie, tra cui la riforma delle pensioni e l’abolizione delle agevolazioni fiscali speciali per diverse categorie professionali. Questo persistente clima di incertezza continua a influire sulle oscillazioni del Real che, dopo aver beneficiato di un clima di fiducia in seguito al destituzione di Dilma Rousseff, oggi è tornato vicino ai minimi del 2015, poiché le riforme attese non sono state realizzate.

Anche se per il momento non vi sono indicazioni di un miglioramento significativo per l’economia brasiliana (le previsioni di crescita del PIL nei prossimi anni sono di poco superiori al 2%), resta da vedere come si evolverà lo scenario globale. Ad esempio, nel quadro della guerra commerciale, una crescita della Cina superiore alle attese potrebbe supportare il prezzo delle materie prime, favorendo un effetto positivo sull’economia brasiliana.
Negli ultimi anni, infine, il Brasile è riuscito a ridurre il disavanzo delle partite correnti e anche l’inflazione è tornata ad un livello non preoccupante dopo diversi anni.

Gli investitori valutari restano cauti

Se il Brasile riuscirà a tenere sotto controllo il proprio debito, il paese potrebbe presto tornare ad attrarre l’interesse degli investitori valutari. Al momento, tuttavia, la fiducia degli investitori nella volontà di riforma del Brasile è diminuita. Nei nostri portafogli abbiamo quindi ridotto l’esposizione verso il Brasile sul breve termine e siamo in attesa di buone opportunità di acquisto. Va sottolineato che oggi i tassi di interesse sono in linea teorica attraenti, attestandosi a circa il 10% sotto le attuali prospettive su crescita e inflazione. Tuttavia gli investitori mantengono una certa cautela, poiché la mancanza di chiare previsioni di bilancio impedisce una riduzione del premio di rischio.

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Argomenti: Mercati Emergenti