Bot sopra il 4%. La Cina soccorre l’Italia

Era dal 2008 che non si vedevano simili rendimenti sui buoni del Tesoro, ma allora i tassi di mercato erano diversi. Gesto di ripicca delle banche verso Tremonti che le ha penalizzate con la manovra finanziaria. L'Italia chiede ai cinesi di comprare titoli di stato

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Era dal 2008 che non si vedevano simili rendimenti sui buoni del Tesoro, ma allora i tassi di mercato erano diversi. Gesto di ripicca delle banche verso Tremonti che le ha penalizzate con la manovra finanziaria. L'Italia chiede ai cinesi di comprare titoli di stato

Il pareggio di bilancio nel 2013 resta un obiettivo lontano – Le misure adottate dal governo italiano per raggiungere entro il 2013 il pareggio di bilancio non bastano. Non sono stati apportati tagli decisi alla spesa pubblica e in particolare alle pensioni. Lo dicono in coro dall’Unione Europea, ma lo percepiscono un po’ tutti anche in Italia.

Asta Bot 12 settembre: volano rendimenti – E così, mentre le borse continentali rotolavano verso il basso già dalle prime ore del mattino, l’asta dei Bot del 12 settembre ha fatto registrare un netto rialzo dei rendimenti rispetto al mese prima. Il Tesoro ha collocato titoli a tre mesi e a un anno per complessivi 11,5 miliardi ma ha dovuto offrire rendimenti più elevati, anche perché gli investitori retail non hanno sottoscritto tutto l’ammontare e il resto dell’offerta è stata raccolta dagli istituzionali. Per la tranche a 1 anno (da 7,5 miliardi) il tasso medio è balzato al 4,153% dal 2,959% dell’emissione di agosto. Per la tranche a 3 mesi (da 4 miliardi) il tasso medio è salito all’1,907% dall’1,034% dell’asta di marzo. E, benché la BCE abbia esercitato pressioni sui mercati acquistando titoli pubblici italiani in concomitanza con l’asta del Tesoro, gli effetti sul mercato primario dei rendimenti italiani sono stati preoccupanti perché vanno ad incidere sui costi del debito pubblico. Il Tesoro calcola che un rialzo immediato dell’1% sull’intera curva dei rendimenti incrementa la spesa per interessi dello 0,17% del Pil il primo anno, dello 0,37% il secondo anno, dello 0,48% il terzo anno e dello 0,55% il quarto anno. Un aumento attorno al 2% sulla curva può tradursi quindi in un rialzo della spesa per interessi di 5,4 miliardi il primo anno, 11 miliardi il secondo, 14,8 miliardi il terzo anno e 17 miliardi il quarto.

Un punto di Pil sono 15,5 miliardi, due punti oltre i 30 miliardi. E il prossimo anno scadranno 200 miliardi di titoli di stato che dovranno essere rinnovati, ma ci si augura non a queste condizioni.

INTERESSI ALTI A CAUSA DELLE TASSE SULLE BANCHE

Ma non tutto il male arriva dai mercati. C’è chi fà notare che le banche si stanno vendicando della politica economica adottata dal Ministro Tremonti contro di loro. Le note dolenti sarebbero l’inasprimento dell’Irap contenuta nella manovra finanziaria di Agosto nei confronti di banche e di assicurazioni, e la tassazione sulle rendite finanziarie (20%) diversa dai titoli di stato (12,5%) che penalizza soprattutto le emissioni di obbligazioni bancarie in un periodo decisamente critico per il settore. Solo così si spiega come mai i rendimenti dei Bot a 12 mesi da Agosto a Settembre siano schizzati dal 2,9% al 4,1%. In altre parole, le banche – a conti fatti d’ora in avanti si renderanno disponibili a prestare soldi allo Stato a caro prezzo. Questo Tremonti lo sa, così come sa che le altre emissioni di buoni poliennali previste in settimana potrebbero raggiungere rendimenti più alti del previsto, al punto che non è escluso – osservano alcuni operatori – che il Tesoro possa decidere di rinviarle.

Banche italiane debito pubblico: vendette incrociate? – Non a caso, subito dopo l’asta dei Bot, il ministro dell’Economia ha ricevuto a pranzo negli uffici milanesi del ministero, il presidente dell’Abi Mussari, il presidente dell’Acri Guzzetti, l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni e il vicepresidente Palenzona per fare il punto della situazione. Oltretutto le banche italiane adesso sono piene di titoli di stato a lungo termine che gli investitori retail non sottoscrivono o lo fanno con timore per paura di ulteriori discese dei prezzi (anche per questo, vengono bastonate in borsa) e non possono continuare a raccattare titoli di stato a queste condizioni di mercato.

Cina debito italiano: un matrimonio senza sposi? – In questo contesto, va inquadrato anche l’ incontro del Ministro dell’Economia con le autorità economiche cinesi un paio di settimane fa e in particolare con il presidente del China Investment, uno dei più grandi fondi sovrani al mondo. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che ha fatto trapelare il contenuto del meeting, l’Italia avrebbe chiesto aiuto alla Cina per l’acquisto di titoli governativi.  Anche perché sullo sfondo, aleggia sempre lo spettro di un taglio di rating sull’Italia da parte delle agenzie che, in assenza di un valido supporto, peggiorerebbe ulteriormente le cose per il sistema bancario italiano stremato dai continui ribassi di borsa.

 

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