BOT in rialzo e spread in calo. Prestare soldi allo stato per un anno rende 0,65%

Risalgono leggermente i rendimenti dei titoli pubblici a 365 giorni: gli investitori preferiscono ora le scadenze più lunghe. Un quarto del debito pubblico italiano è in mano alle banche

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Risalgono leggermente i rendimenti dei titoli pubblici a 365 giorni: gli investitori preferiscono ora le scadenze più lunghe. Un quarto del debito pubblico italiano è in mano alle banche

 

Tornano in asta i BOT a 12 mesi. Il Tesoro ha collocato oggi 6,5 miliardi di titoli di stato con scadenza a un anno in sostituzione di 7 miliardi in maturazione fra pochi giorni. E, come ampiamente previsto dagli operatori, i rendimenti si sono stabilizzati intorno a 0,6%. Questo significa che lo Stato è in grado di rifinanziarsi a tassi decisamente più bassi rispetto a soli due anni fa pagando meno spese per interessi sul debito. Come dimostrato anche dallo spread di rendimento fra i titoli di stato decennali italiani e tedeschi, sceso sotto 1,50% e che vede il BTP italiano con scadenza 2024 rendere adesso il 2,97% lordo. L’Italia continua a beneficiare dell’enorme liquidità in arrivo dalle economie più avanzate, i cui titoli governativi offrono rendimenti ancor più bassi, oltre che dal costo del denaro basso. Non solo, nelle previsioni della BCE, i tassi di riferimento potrebbero scendere il prossimo mese addirittura a zero con i depositi bancari in negativo, cosa che sta spingendo molti investitori a prediligere i titoli di stato dei paesi periferici, soprattutto sulla parte lunga della curva.

 

Asta BOT 12 mesi, i tassi risalgono allo 0,65%

 

L’asta odierna di BOT annuali ha visto il rendimento salire leggermente rispetto al precedente collocamente, più che altro per effetto del riposizinamento degli investitori verso scadenze più lunghe e remunerative. Nello specifico, lo Stato ha venduto Buoni con durata 365 giorni, con scadenza 15 maggio 2015 (Isin IT0005022204). Il rendimento offerto è stato fissato a 0,65%, in rialzo rispetto a quello dell’ultima asta di metà aprile, ma sotto il minimo storico del novembre 2013 (0,688%). La domanda degli istituzionali è stata vivace, 1,64 volte l’ammontare offerto, anche se ora per il piccolo risparmiatore non vi è più convenienza a investire in questo genere di titoli. D’altronde, fatti i dovuti conti, i rendimenti reali dei BOT, cioè al netto dell’inflazione, sono ormai diventati negativi. Questo significa che chi investe il proprio denaro in strumenti finanziari dello Stato a breve termine, alla fine non ci guadagna nulla, anzi andrà pure a rimetterci. [fumettoforumleft]Posto che il tasso d’inflazione in Italia sia al 1,60% su base annuale e dello 0,30% su base mensile (rilevamento Istat di marzo 2014), tolte le imposte, le commissioni e i costi bancari, il risparmiatore si brucerà tutto il rendimento e ci dovrà pure mettere del suo. Per chi colloca BOT, invece, cioè lo Stato, è tutto di guadagnato visto che il denaro preso a prestito verrà remunerato a un costo bassissimo, mai visto prima. Al 30 aprile 2014 la circolazione dei BOT era pari a 142.707,121 milioni di euro: 48.511,08 milioni di euro semestrali e 94.196,041 milioni di euro annuali. Il Tesoro ha infine precisato che, in seguito all’assenza di specifiche esigenze di cassa, non è stato offerto il BOT trimestrale.

 

 

Meno titoli di stato in pancia alle banche italiane

 

banche

Le banche italiane stanno riducendo i titoli di stato in portafoglio, che invece vengono acquistati in misura maggiore soprattutto dagli investitori esteri. E’ quanto risulta dai dati di Bankitalia, secondo cui a fine 2013 la quota dei non residenti dei bond italiani è salita al 27% mentre quella delle banche è scesa dal 23 al 21,7%. I dati del primo bimestre parlano inoltre di “ingenti acquisti netti” degli investitori stranieri che avrebbero ulteriormente puntato sui BTP. Rimane comunque ancora alto il valore dei titoli pubblici italiani detenuti nei forzieri delle banche: a marzo il controvalore del portafoglio di titoli di Stato nazionali detenuto dalle banche operanti in Italia si è attestato a 395,621 miliardi di euro. una cifra che va di pari passo con i dati sul fronte della raccolta bancaria: il trend dei depositi del settore privato è cresciuto dell’1,6% a marzo, sempre sui 12 mesi, dopo essere cresciuto dell’1,8% a febbraio. La raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita, invece, del 10,6% registrando un nuovo calo dopo il -9,2% di febbraio. Questo soprattutto a causa della maggiore imposizione fiscale che grava sugli strumenti diversi dai titoli di stato e che dal 1 luglio salirà ulteriormente del 30%.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani, Bot