Il BoT a 6 mesi al 2% è solo un’apparente buona notizia per i risparmiatori

I risparmiatori si fregano le mani dopo avere spuntato un rendimento poco sotto il 2% per il BoT a 6 mesi in asta. Ma è una cattiva notizia.

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BoT a 6 mesi quasi al 2%

Ieri, il Tesoro ha collocato in asta BoT a 6 mesi per l’importo di 5 miliardi di euro (ISIN: IT0005508244), raccogliendo ordini per 7,1 miliardi. Il prezzo di aggiudicazione è stato di 99,01 centesimi, corrispondente a un rendimento lordo di 1,978%. Non era mai stato così alto dal 2012. Rispetto all’emissione di agosto, il rialzo è stato eclatante. Un mese fa, il rendimento era stato di appena 0,81%. E già sembrava tantissimo per una scadenza così breve. Tuttavia, le condizioni di mercato sono nettamente deteriorate nelle ultime settimane. Basti pensare che il titolo tedesco di pari durata è esploso nel frattempo da 0,05% a 0,62%. Stanno impennandosi i rendimenti in tutta l’Eurozona, sebbene sia evidente l’ampliamento degli spread nel nostro Paese. Sul tratto semestrale, il differenziale lievita da circa 75 a 135 punti base.

Visto con gli occhi dei risparmiatori, il BoT a 6 mesi al 2% è un discreto affare. Perlomeno, abbiamo finalmente l’opportunità di impiegare la liquidità disponibile in maniera fruttifera.

Certo, da qui ai prossimi mesi probabilmente l’indice dei prezzi al consumo continuerà a salire più velocemente del rendimento di breve periodo. Ciò implica che il rendimento reale sarà stato negativo. Ma non esistono alternative pratiche di pari grado di sicurezza altrettanto remunerative. I conti deposito restano inchiodati agli zero virgola o offrono qualche punto percentuale, peraltro il più delle volte almeno per vincoli di durata annuale.

BoT a 6 mesi segnale di allarme

Si fa presto a rallegrarsi per il BoT a 6 mesi tornato appetibile. Il fatto è che non siamo solo risparmiatori, bensì anche consumatori, lavoratori e contribuenti. E in nessun caso il forte rialzo dei tassi di questa fase ci farà bene, almeno all’impatto. Esso si tradurrà inizialmente in mutui più costosi, minori investimenti delle imprese e aumento della spesa per interessi dello stato.

Risultato: acquisti di case più proibitivi, minori offerte di lavoro e più tasse e/o meno servizi per far quadrare i conti pubblici.

Certo, nel tempo questa stretta sui tassi dovrebbe placare l’inflazione, facendoci perdere minore potere d’acquisto. Verrebbero ripristinate le condizioni di mercato più favorevoli a consumatori, lavoratori e debitori. Ma l’impatto, come detto, rischia di essere duro. Il BoT a 6 mesi è stato la spia di qualcosa di negativo anche durante la crisi del debito sovrano nel 2011. Era il mese di novembre e l’asta esitava un rendimento monstre del 6,4%. Si trattò di un costo così esplosivo da indurre il governo Berlusconi alle dimissioni. Insomma, un canarino nella miniera. Con la speranza che stavolta sia diverso. In parte, lo è. Il 2% è tantissimo per un BoT a 6 mesi, ma non se raffrontato a un’inflazione dell’8,4%. Insomma, continuiamo a indebitarci a tassi reali negativi, ma nel resto dell’Eurozona, Grecia esclusa, si fa molto meglio.

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