Boom dei rendimenti e lira turca ai minimi da Natale, Erdogan ha ripreso a parlare

Mercato obbligazionario e dei cambi in caduta dopo le ultime dichiarazioni del presidente turco su tassi e inflazione.

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Bond Turchia, rendimenti su sulle dichiarazioni di Erdogan

Una doccia fredda per i mercati, non potremmo definirla altrimenti. Venerdì scorso, il rendimento del bond a 10 anni in Turchia si è impennato dal 12,87% al 13,47%. Quello a 2 anni è salito dal 14,25% al 14,83%. Nel frattempo, la lira turca è arrivata a perdere il 2% contro il dollaro e oggi si attesta sopra 7,51, in netto indebolimento dal 7,30 toccato il 6 gennaio scorso e ai livelli più deboli dallo scorso Natale. Cos’è accaduto? Quello che molti analisti e investitori temevano sin dall’inizio, ma che si è ripresentato con largo anticipo. Il presidente Erdogan ha aperto bocca sulla politica monetaria della banca centrale e non certo per lodarla.

Il capo dello stato ha dichiarato che non ci sarebbe nulla di cui essere orgogliosi nell’avere alti tassi, quando altrove questi sono stati azzerati. E ha ribadito la sua ricetta non convenzionale: per abbassare l’inflazione, bisogna tagliare i tassi. Fondamentale per Erdogan è la stabilità del cambio, che impatta sulla lira e, quindi, sui prezzi al consumo. Lo scorso anno, il cambio ha perso il 20% contro il dollaro e per arrestarne la caduta e contenere l’inflazione, salita al 14,6% a dicembre, il nuovo governatore della banca centrale, Naci Agbal, tra novembre e il mese scorso ha alzato i tassi di 675 punti base al 17%.

Come accadde anche nel 2018, data l’inevitabilità della scelta, il presidente Erdogan ha appoggiato la stretta monetaria per tornarla a criticare a poche settimane di distanza. Ma senza il rialzo dei tassi per un periodo non breve, le aspettative d’inflazione non si “raffredderanno” e i rendimenti sovrani e corporate sconteranno una crescita tendenziale dei prezzi piuttosto elevata per il medio-lungo periodo. E’ quanto sta accadendo nelle ultime sedute, con la consapevolezza crescente sui mercati che anche stavolta Erdogan potrebbe disfare il lavoro difficile del governatore, finendo per indebolire lira e bond, “surriscaldando” i tassi d’inflazione.

Erdogan si converte alla realtà, accetta il rialzo dei tassi e la lira turca vola

Erdogan e gli squilibri macro strutturali

Questi ultimi stanno venendo trainati dai prezzi dei generi alimentari, in particolare. Molte famiglie stanno facendo incetta di cibo nella previsione di futuri rincari, di fatto anticipandoli. Una situazione sociale molto delicata, anche perché l’inflazione al 15% avviene in un contesto di recessione economica per via della pandemia. Erdogan ha paura che i tassi alti ritardino la ripresa, colpendolo elettoralmente. Un “loop”, in cui la Turchia sembra caduta da anni e senza che riesca a trovare la soluzione per uscirne.

Essere “bullish” sui bond turchi appare un esercizio di ottimismo quasi religioso. L’economia emergente ha un basso debito pubblico, di poco superiore al 30% alla fine del 2019. Tuttavia, le esposizioni totali con l’estero a breve termine sono elevatissime e le riserve valutarie risultano assai basse, specie al netto degli “swaps” valutari. Ciò rende difficile la difesa del cambio per un periodo prolungato da parte della banca centrale. E man mano che la lira s’indebolisce, i rendimenti pretesi dagli investitori esteri aumentano per scontare il maggiore rischio di cambio, così come da parte degli investitori domestici per via dell’elevata perdita del potere di acquisto. Decisivo sarà il board di gennaio per capire se Agbal voglia ritagliarsi uno spazio di manovra più autonomo dei predecessori o se dovrà iniziare a inchinarsi anch’egli al “sultano”.

Come ha fatto la lira turca a perdere l’80% in 10 anni e come andrà nel 2021?

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