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Azioni e obbligazioni, quante metterne in portafoglio? I fattori che determinano i rendimenti e le asset class allocations secondo gli analisti di Robeco

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Azioni e obbligazioni, quante metterne in portafoglio? I fattori che determinano i rendimenti e le asset class allocations secondo gli analisti di Robeco

Nessuno negherà che il mercato azionario e obbligazionario hanno diverse caratteristiche di rischio e rendimento. Ma analizzando i fattori macroeconomici sottostanti, il sottile confine tra le obbligazioni e le azioni dei Mercati Emergenti ad esempio, si affievolisce, permettendo una più efficace allocazione tra le due asset class.

 

La domanda sull’effettiva provenienza dei rendimenti ha portato allo sviluppo di un nuovo modello di asset allocation dinamica: l’approccio basato sui fattori di rischio macroeconomici. Invece di considerare gli asset come categorie distinte, ciascuna con i propri driver di rendimento si analizzano i fattori comuni sottostanti ad entrambe – fa notare Lukas Daalder, Chief Investment Officer di Robeco -.

 

Ovviamente, vista l’ambiguità dei mercati finanziari, è quasi impossibile spiegare i rendimenti di ogni classe di asset esaminando soltanto un numero limitato di fattori sottostanti. Ma ricerche dimostrano che sei fattori spiegano in media l’80% dei rendimenti delle diverse classi di asset. Questi fattori sono intuitivamente facili da capire, superano le nostre analisi statistiche e contribuiscono a spiegare efficacemente la composizione dei rendimenti sottostanti.

 

Due gruppi di fattori

 

Tre di questi sei fattori sono legati all’economia più generale – dice Daalder  – e tre sono legati agli “spiriti animaleschi” (parte integrante dei mercati finanziari) e, quindi, a cambiamenti inattesi dei premi di rischio. I tre fattori puramente macroeconomici sono le variazioni dei tassi interesse reali e dell’inflazione, che incidono soprattutto sulle obbligazioni, e la crescita economica, che invece è più importante per le azioni.

 

I tre fattori meno tangibili sono legati al sentimento di avidità e paura che regna sui mercati e comprendono: rischio di credito, associabile agli spread delle obbligazioni e al rischio di default, il rischio azionario, spesso generato da quella che una volta Alan Greenspan definì “esuberanza irrazionale“, e rischio dei mercati emergenti, legato all’instabilità politica. Questi sei fattori ci consentono di spiegare tra il 75% e il 90% della variabilità dei rendimenti in una vastissima gamma di asset class. In altre parole, possiamo affermare di sapere con una certa precisione da dove arrivano i rendimenti.

 

Analisi del portafoglio

 

Ma come funziona a livello di portafoglio? Invece di considerare i singoli asset – prosegue Daalder – ora abbiamo un’idea più precisa dei “veri” rischi sottostanti a qualsiasi portafoglio. Ci sono un paio di vantaggi. Analizzando il portafoglio di investimento in più fattori macroeconomici, si può verificare se vengano rispettate le ipotesi sottostanti in termini di crescita e di inflazione. In altri termini, l’approccio basato su fattori di rischio macroeconomico consente di valutare se l’attuale posizionamento del portafoglio è effettivamente in linea con le aspettative macroeconomiche dell’asset manager.

 

In secondo luogo, i portafogli tradizionali possono sembrare ben diversificati mentre, in realtà, gli asset contenuti potrebbero essere esposti allo stesso fattore di rischio macroeconomico sottostante. Investire in classi di asset diverse rispetto alla classica combinazione 60% azioni – 40% obbligazioni può ridurre la sensibilità al fattore azionario.

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Argomenti: Macroeconomia

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