Bond Unicredit in dollari a 15 anni, ecco le condizioni

Altra emissione obbligazionaria subordinata di Unicredit, stavolta in dollari e per una scadenza di 15 anni. Vediamo nei dettagli il bond.

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Altra emissione obbligazionaria subordinata di Unicredit, stavolta in dollari e per una scadenza di 15 anni. Vediamo nei dettagli il bond.

Ieri, Unicredit ha emesso obbligazioni del tipo Tier 2 in dollari per un controvalore totale di 1,5 miliardi. Il bond ha scadenza di 15 anni, ma è richiamabile dopo 10 anni, essendo stata fissata una “call” per il 2030, cioè la possibilità per la banca di rimborsare gli obbligazionisti anticipatamente, previa autorizzazione dell’autorità di vigilanza. Il titolo offre una cedola fissa del 5,459% all’anno per i primi 10 anni e corrisposta su base semestrale, pari a uno spread di 475 punti base rispetto al Treasury di pari durata. Al termine del primo decennio, qualora l’emittente non provveda al rimborso, per i restanti 5 anni sarà garantito agli obbligazionisti un tasso annuale pari al Treasury a 5 anni, maggiorato sempre di 475 punti base.

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Il rendimento è risultato inferiore rispetto a quello previsto in fase di “guidance”, quando lo spread era atteso nell’ordine dei 510 punti base. Il restringimento è stato reso possibile dall’elevata domanda, con ordini già a 1,7 miliardi prima che fossero aperte le sottoscrizioni. In tutto, sono arrivati a 5,5 miliardi, quasi il quadruplo dell’importo offerto.

Rendimento elevato, pur con rischio cambio

Il bond è stato riservato agli investitori istituzionali e a farne richiesta sono stati in 260, per il 71% dal Nord America, il 26% dall’Europa e il 3% dall’Asia. Quanto alla tipologia, i fondi hanno fatto la parte del leone con l’82%, gli “hedge fund” hanno inciso per il 10%, assicurazioni e fondi pensione per un altro 4% e le banche per il restante 3%. Il taglio minimo è stato fissato a 200.000 dollari, con multipli di 1.000. La data di regolamento è prevista per il 30 giugno. Grazie all’emissione, Unicredit ha potuto completare il Funding 2020 relativo alla componente subordinata ai fini TLAC, rafforzando il Total Capital Ratio.

Cedola molto sostanziosa, quindi, se si pensa che il tasso medio a 10 anni nell’Eurozona sia ancora negativo e pari al -0,13%. Tuttavia, a parte che trattasi di un’obbligazione subordinata, esposta per sua natura a un rischio maggiore rispetto alle obbligazioni senior, qui rileva anche il rischio di cambio. Il cambio euro-dollaro per i prossimi anni è atteso in crescita, cioè il biglietto verde dovrebbe deprezzarsi contro la moneta unica. Al netto di questo secondo fattore, il rendimento effettivo stimabile alla scadenza resterebbe nettamente positivo, se si pensa che da qui ai prossimi 10 anni il dollaro dovrebbe perdere circa il 10%, ossia la media annua dell’1%, stando allo spread Treasury-Bund, a fronte di un rendimento del bond di circa 5,5 volte più alto.

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