Bond UK in rialzo dopo che la Banca d’Inghilterra ha infranto anche l’ultimo tabù

Banca d'Inghilterra in campo per sostenere le spese del governo nella lotta contro la crisi provocata dal Coronavirus. I rendimenti dei Gilt scendono lungo tutta la curva. Occasioni di acquisto?

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Banca d'Inghilterra in campo per sostenere le spese del governo nella lotta contro la crisi provocata dal Coronavirus. I rendimenti dei Gilt scendono lungo tutta la curva. Occasioni di acquisto?

Il 27 marzo scorso, Fitch ha declassato il rating sovrano del Regno Unito di un gradino ad “AA-” da “AA”, mantenendo anche un outlook “negativo”. L’agenzia nutre il timore che i piani fiscali radicali del governo britannico finiscano per incrementare in misura eccessiva il debito pubblico di Londra, già sopra l’80% del pil, più che raddoppiato rispetto al periodo precedente alla crisi mondiale del 2008. Ma nelle ultime sedute si è assistito a un aumento della domanda di Gilt, i bond di Sua Maestà, anche per via dell’appetito del mercato per titoli sicuri, oltre che per gli acquisti diretti della Banca d’Inghilterra. Ma ieri, i rendimenti sono scesi lungo tutta la curva anche per una ragione diversa, in parte inattesa: l’istituto ha ripristinato una misura già adottata nel corso della crisi finanziaria del 2008-’09, annunciando che finanzierà direttamente il Tesoro di Londra per sostenerne le spese.

UK Gilt, chi ha vinto la scommessa sui bond di Sua Maestà?

Il tabù del finanziamento diretto della spesa pubblica, senza nemmeno più passare per l’acquisto di titoli di stato sul mercato secondario o alle aste, è stato infranto. Certo, la misura sarebbe temporanea, il tempo di affrontare l’emergenza Coronavirus. Tuttavia, si presenta come l’ennesimo segnale di un cambio di mentalità presso le principali banche centrali del pianeta, partendo dalla Federal Reserve. La Banca d’Inghilterra offre ordinariamente fino a 400 milioni di sterline per le incombenze non previste del governo, una cifra irrisoria ai fini del bilancio statale. Nel 2008, tale somma venne elevata e sfruttata per 19,9 miliardi di sterline.

Perché è una buona notizia per i bond britannici? Si allenta la pressione sul governo per emetterne in quantità rilevanti, così da coprire il fabbisogno finanziario dello stato.

Quest’anno, le sole spese legate alla crisi sanitaria ammonterebbero ad almeno 60 miliardi, portando a quota 300 miliardi il monte-emissioni. La misura più radicale voluta dal premier Boris Johnson, ricoverato da giorni in ospedale per complicazioni al suo stato di salute dopo avere contratto il Coronavirus, consiste nel dare a ciascun cittadino l’80% del reddito perso a causa delle mancate ore lavorate per il “lockdown” nazionale.

Verso una curva più ripida?

Ieri, il rendimento a 10 anni risultava sceso dallo 0,375% allo 0,305%, ai minimi da quasi un mese. La scadenza a 50 anni offriva lo 0,44%, 11 punti base in meno. E quella a 2 anni scendeva allo 0,034% dallo 0,10% della seduta precedente. Sembra logica la discesa dei rendimenti lungo la curva. Ragionando in termini prospettici, però, probabile che assisteremo a un andamento discordante da qui a poco tempo tra scadenze medio-brevi e quelle medio-lunghe. Le prime riflettono tipicamente le aspettative sui tassi d’interesse e le condizioni monetarie del mercato, mentre le seconde sono maggiormente legate alle aspettative d’inflazione nel medio e lungo termine.

Ebbene, il finanziamento diretto della Banca d’Inghilterra offre sostegno al governo, all’economia britannica e anche ai prezzi. In genere, simili politiche sono molto temute proprio per le ripercussioni inflazionistiche, trattandosi di iniettare liquidità senza averla prima raccolta sui mercati con emissioni di debito. Siamo, cioè, alla creazione di moneta dal nulla. Dunque, i rendimenti a medio-lungo termine potrebbero tornare a salire tra non molto, qualora le aspettative sull’inflazione si surriscaldassero. Per contro, il debito relativamente sicuro di Londra continua ad offrire più di gran parte dei bond emessi nell’Eurozona sulle medesime scadenze, mentre la sterlina ha perso quest’anno contro l’euro il 3,6%, pur recuperando circa il 7,5% dai minimi toccati a marzo.

E anche contro il dollaro, il cambio è arrivato a scendere ai minimi da 35 anni. Questo implica che vi sarebbero buone probabilità di recupero della sterlina contro le principali divise, rendendo ancora più allettante i Gilt, i quali offrirebbero valore agli investitori stranieri per effetto già solo dell’apprezzamento atteso della sterlina, ammesso che si verifichi.

Molto dipenderà dal ritmo con cui l’economia britannica si riprenderà dopo l’emergenza. E il piano di ingenti stimoli fiscali di Downing Street, varato ancor prima che esplodesse la questione Coronavirus, lascia supporre che le condizioni per ripartire vi siano tutte.

La strana curva dei bond UK e il primo bilancio dalla vittoria di Johnson

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