Bond UE: allert BofA su rischi in caso di recessione

Secondo BofA il mercato del credito europeo non si può assolutamente permettere oggi una nuova recessione

di Enzo Lecci, pubblicato il
Secondo BofA il mercato del credito europeo non si può assolutamente permettere oggi una nuova recessione

Allarme degli analisti di BofA sui bond europei. Secondo gli esperti americani se ci dovesse essere una recessione a rimetterci sarebbero i bond europei. In un report dedicato all’obbligazionario europeo, gli analisti di Bank of America Merril Lynch ricordato che ad oggi ci sono in circolazione qualcosa come 800 miliardi di euro di corporate bond che vantano un rating BBB. Viceversa, secondo gli esperti americani, il mercato degli high yield europei ammonta solo a 285 miliardi di euro.

In caso di recessione, afferma BofA, ci sarebbe un inevitabile taglio del rating attualmente vantato da molto società. Scrivono gli analisti nel loro report che “un rallentamento della crescita potrebbe avere come conseguenza un derating dei bond con una migrazione verso il mercato dei titoli high yield, che rischia un’indigestione”. Secondo BofA, inoltre “i settori che potrebbero rischiare di più sono le utilities, real estate, beni di consumo, trasporti ed energia. Anche prima della prossima recessione ci aspettiamo che questo tema strutturale renda il mercato degli high yield molto più sensibile ai dati macro”.

Alla luce di quella che è la situazione del mercato europeo oggi, BofA ritiene che una nuova recessione rappresenti uno scenario di scongiurare in ogni modo. “La nostra maggiore preoccupazione per quanto riguarda il mercato del credito – afferma BofA – è legata alla struttura e al disequilibrio del mercato. L’era del quantitative easing ha spinto molti emittenti a emettere titoli nella fascia più bassa dei bond con alto merito creditizio, mentre c’è stata una riduzione del mercato degli high yield”. La conclusione degli analisti è che “in assenza di grandi flussi di investimento sono necessarie sorprese positive dal punto di vista della crescita per fa sì che il mercato del credito veda un restringimento degli spread. Nonostante il Pmi di settimana scorsa sia stato incoraggiante, il dato sulla manifattura lo è stato meno. La tensione commerciale con gli Usa rappresenta un vero problema per la zona euro che è un’economia molto aperta. Peraltro i timori non si fermano al tema della guerra commerciale, ma riguardano anche l’impatto della fine del quantitative easing”.

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Argomenti: Macroeconomia

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