Bond Turchia, segnale “buy” dalla sconfitta di Erdogan a Istanbul?

Il partito di Erdogan perde Istanbul dopo decenni e la lira sale contro il dollaro, in attesa che si rafforzino anche i bond governativi alla riapertura delle contrattazioni. Tuttavia, non è detto che il segnale sia davvero rialzista.

di , pubblicato il
Il partito di Erdogan perde Istanbul dopo decenni e la lira sale contro il dollaro, in attesa che si rafforzino anche i bond governativi alla riapertura delle contrattazioni. Tuttavia, non è detto che il segnale sia davvero rialzista.

Istanbul è caduta. Il candidato dell’opposizione, Ekrem Imamoglu, ha rivinto le elezioni comunali, ripetute per la seconda volta dopo che il risultato di fine marzo era stato annullato dalla Corte Suprema Elettorale. Con oltre il 54% dei consensi ha sbaragliato l’avversario Binali Yildirim, candidato dell’Akp del presidente Erdogan, che si è fermato a meno del 46%.

A separarli sono stati ben 800.000 voti. La sconfitta è stata subito riconosciuta stavolta sia dal capo dello stato, che ha parlato di “seconda pronuncia del popolo turco” e sia da Yildirim, che si è congratulato con il vincitore, dicendosi pronto a collaborare.

Istanbul non è una città turca qualsiasi, è la metropoli turca, con i suoi 16 milioni di abitanti, circa un quinto della popolazione nazionale, nonché origine della carriera politica di Erdogan, che qui ha mosso i suoi primi passi elettorali, divenendo sindaco una ventina di anni fa. La lira turca si è apprezzata dopo l’esito del voto, attestandosi a un cambio contro il dollaro di 5,73, pur restando più debole del 2,5% rispetto ai livelli di fine marzo, cioè quando Imamoglu aveva vinto la prima volta.

Davvero possiamo considerare l’esito elettorale un segnale “buy” o rialzista per le obbligazioni in lire turche? Queste si sono rafforzate nelle ultime settimane. I titoli a 2 anni rendevano venerdì scorso il 19,11%, quelli a 10 anni il 16,08%, rispettivamente circa 550 e 300 punti base in meno in un mese. A trainare i bond governativi di Ankara sono stati due fattori. Il primo è stato il calo generalizzato dei rendimenti mondiali, tra cui quelli americani, con la conseguenza che la pressione su di loro si è abbassata. Il secondo riguarda alcune mosse della banca centrale, che ha tagliato i tassi d’interesse per le banche che acquistano titoli di stato, così da incentivarle a comprare debito turco. Questo, dopo che già un mese fa il governo aveva riunito le principali banche turche per chiedere loro di accrescere la quantità di bond a bilancio.

Bond Turchia: rischio sovrano basso, è il cambio della lira a preoccupare

Quale reazione di Erdogan?

La sconfitta di Istanbul sta già facendo parlare di elezioni anticipate nei circoli governativi, anche se ufficialmente dall’Akp negano.

Il problema, ai fini di una valutazione sull’opportunità o meno di acquistare bond, sta nella risposta della presidenza Erdogan. Scongiurata l’ipotesi di una seconda contestazione dei risultati, che avrebbe provocato tensioni politiche altissime, probabile che il governo, attraverso il ministro dell’Economia e genero del presidente, Berat Albayrak, reagisca alla recessione economica in corso con una politica fiscale più espansiva, nonché rinviando ancora una volta le riforme. Queste sarebbero necessarie per sostenere la scarsa competitività delle imprese turche, ma risultando all’impatto impopolari, difficile che vengano realizzate, almeno qualora l’obiettivo di Erdogan fosse di andare ad elezioni anticipate quanto prima.

E cosa ancora più interessante, salirà ulteriormente la pressione sul governatore Murat Cetinkaya, affinché tagli i tassi. Il governo è convinto che la politica monetaria sia troppo restrittiva. Il costo del denaro è fermo al 24% dal settembre scorso, mentre l’inflazione resta alta, anche se a maggio è scesa al 18,7% dal 19,5% del mese precedente. Complice il calo delle quotazioni petrolifere, il presidente vorrà ottenere il taglio, così da favorire gli investimenti dell’imprenditoria edile, suo nucleo elettorale da sempre e che proprio nella Istanbul del boom immobiliare ha avuto il suo epicentro in tutti questi anni.

Insomma, se la tentazione iniziale sembra di acquistare bond in lire turche per l’apparente “normalizzazione” politica ad Ankara, oltre che per la fine del ciclo elettorale che farebbe prevedere un’azione di governo meno impulsiva e più ragionata, d’altro canto la reazione del governo sul piano della politica economica potrebbe disattendere le aspettative e andare nella direzione contraria a quella auspicata dai mercati, con più debito pubblico e tassi più bassi per accelerare l’uscita dalla recessione. In questo secondo caso, la stabilità del cambio delle ultime settimane e il calo dei rendimenti sovrani andrebbero a farsi benedire. Infine, si consideri che le tensioni con gli USA di Donald Trump si stanno facendo serie sul mancato passo indietro di Erdogan per l’acquisto di missili S-400 dalla Russia.

E Washington ha già minacciato esplicitamente sanzioni a carico della Turchia.

Così la Turchia sta lentamente imponendo controlli sui capitali, che fuggono

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,

I commenti sono chiusi.