Bond Turchia: rischio sovrano basso, è il cambio della lira a preoccupare

I bond in lire turche si riprendono sull'attesa di un taglio dei tassi e segnalano che il loro vero rischio sia legato al cambio, non alla solidità dell'emittente.

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I bond in lire turche si riprendono sull'attesa di un taglio dei tassi e segnalano che il loro vero rischio sia legato al cambio, non alla solidità dell'emittente.

C’è maggiore serenità sui mercati riguardo alla Turchia nelle ultime settimane. Il rally è iniziato dopo che tra il presidente americano Donald Trump e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan vi è stata una telefonata sulla decisione di Ankara di acquistare missili russi a scopo di difesa, lasciando aperta la porta al dialogo tra i due paesi. I rendimenti dei bond governativi a 2 anni sono scesi dal 24,41% di un mese fa al 21,72%, mentre sul tratto decennale il calo è stato nello stesso periodo dal 20% al 17,55%.

Bene anche la lira turca, che si è rafforzata del 3,5% e oggi si aggira a poco meno di 5,80 contro il dollaro. Insomma, chi avesse acquistato bond in lire turche avrebbe portato a casa un buon guadagno nelle ultime settimane.

Effetto Trump: bond e lira in Turchia si riprendono, i rischi restano in agguato

E non vale solo per i titoli emessi dal governo di Ankara. Prendete quelli della Banca Europea per gli Investimenti (BEI): nell’ultimo mese, sono scesi dal 21,6% al 20,5% per la scadenza a 2 anni (ISIN: XS1799047565). Questi numeri evidenziano che, pur essendo l’emittente sovranazionale solidissimo e godendo della tripla “A” come rating, i suoi bond in lire turche non offrono rendimenti nettamente inferiori a quelli della Turchia. Lo spread è oggi di appena 120 punti base, in forte calo dai 280 di solo un mese fa. Segno, che l’allentamento delle tensioni starebbe rinvigorendo la fiducia tra gli investitori verso la sostenibilità del debito pubblico turco.

Lo stesso dicasi se compiamo il raffronto tra i quinquennali in lire turche emesse da Ankara e quelli della BEI sulla medesima scadenza (ISIN: XS1115184753). A fronte di un 20,24% dei primi, i secondi viaggiano a poco meno del 16,80%. Un mese fa, stavano rispettivamente al 23% e al 20,54%. Lo spread tra i due è passato da 247 a 344 bp. Qui, il rischio sovrano è percepito più alto in un orizzonte temporale medio-lungo.

Lira turca attesa debole nei prossimi anni

Che il vero problema, tuttavia, sia la debolezza percepita del cambio lo dimostrano le emissioni sovrane turche in euro e dollari.

I biennali in euro offrono oggi il 6,05%, giù dal 7,2% del mese scorso. Lo spread è sceso, quindi, dal 17,21% al 15,67%. Ciò significa anche che il mercato si attenda da qua a quasi i prossimi 2 anni un deprezzamento della lira contro l’euro di oltre il 30%. E i quinquennali denominati in dollari offrono oggi il 7,3% contro l’8,11% di un mese fa. Anche in questo caso, spread in discesa dal 14,90% al 12,94% e deprezzamento atteso entro cinque anni di oltre il 60%.

Così la Turchia sta lentamente imponendo controlli sui capitali

Il mercato si attende un taglio dei tassi turchi nei prossimi mesi, forse già a luglio. L’inflazione è scesa al 18,7% a maggio, mentre il costo del denaro è stabile dal settembre scorso al 24%. Se anche a giugno, grazie al tracollo delle quotazioni petrolifere, la crescita dei prezzi dovesse indebolirsi ulteriormente, vi sarebbe spazio per una manovra di allentamento monetario, a beneficio dell’economia e senza che ciò impatti negativamente sulla lira, visto che ciò avverrebbe sulla base delle condizioni macro e non delle (sole) pressioni politiche. Oltre tutto, l’attesa per un taglio dei tassi in prospettiva in America facilita il compito al governatore Murat Cetinkaya e rende i bond turchi ancora più appetibili.

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