Bond Turchia, possibile svolta domani con il board della banca centrale

Nuovo rialzo dei tassi in Turchia? La decisione dell'istituto potrebbe segnare una svolta per il mercato obbligazionario turco.

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I capitali stranieri torneranno ad affluire in Turchia?

Domani, la banca centrale turca si riunirà per decidere la sua prossima mossa di politica monetaria. All’ultimo board di settembre, ha alzato i tassi di 200 punti base, portandoli dall’8,25% al 10,25%. Secondo gran parte degli analisti, la stretta monetaria proseguirà anche domani. Un sondaggio Reuters si aspetta un rialzo dei tassi medio di 175 punti base, poco più alto dei +150 stimati da Bloomberg. Dunque, il costo del denaro salirebbe intorno o appena sopra il tasso d’inflazione, che nel mese scorso si è attestato all’11,75%. Sarebbe un segnale positivo per la lira turca, che quest’anno ha perso il 25% contro il dollaro e ha toccato nei giorni scorsi un nuovo minimo storico di 7,95.

Maxi-rialzo a sorpresa dei tassi in Turchia, forte impatto su bond e lira

Lo stesso andamento del mercato obbligazionario dipenderà in buona parte nelle prossime settimane dalla decisione che assumerà il governatore Murat Uysal con il resto del board. Se alzerà i tassi, gli investitori si convinceranno che la banca centrale voglia davvero combattere l’alta inflazione e i capitali stranieri torneranno ad affluire in Turchia. A dire il vero, già nella settimana all’8 ottobre scorso gli investitori stranieri hanno puntato su azioni e bond turchi al ritmo più veloce degli ultimi 3 anni. Sembra, cioè, che il mercato abbia iniziato a riprendere fiducia verso Ankara dopo la stretta di settembre.

I rendimenti sovrani a 10 anni si attestavano ieri al 13,58%, in rialzo di circa 65 punti base questo mese. Quelli a 2 anni sono schizzati di oltre 100 bp nello stesso periodo, salendo al 13,92%. Questi numeri ci segnalano che il mercato si attenderebbe tassi ancora più alti per contrastare efficacemente e credibilmente l’inflazione.

Malgrado il loro livello esorbitante, ancora non attirano capitali a sufficienza dall’estero per l’alto rischio valutario. La lira turca è così screditata, che la piattaforma Bitcoin “peer-to-peer” locale Paxful ha registrato nell’ultimo anno un boom del 274% delle registrazioni. Molti turchi starebbero investendo nella “criptomoneta” per sfuggire alla perdita del potere di acquisto.

Lira turca troppo svalutata?

Detto ciò, secondo il Big Mac Index la lira risulterebbe la terza valuta al mondo più sottovalutata. Il suo tasso di cambio di equilibrio con il dollaro dovrebbe essere di circa il 69% più forte, a 2,45. Per quanto l’indice di per sé non sia esaustivo e si presta a numerose osservazioni, ad ogni modo coglie l’estremo deprezzamento della valuta anatolica, figlio della scarsa credibilità di cui godono sui mercati le istituzioni di Ankara. Se, però, la stretta monetaria prosegue e i tassi si porteranno decisamente sopra l’inflazione, i capitali esteri torneranno ad affluire e gli assets finanziari domestici se ne gioveranno. I bond diverrebbero nuovamente appetibili con questi rendimenti così alti e una valuta in tendenziale apprezzamento.

Nel breve termine, a giovarsene con ogni probabilità maggiormente sarebbero le scadenze più longeve. Esse riflettono le aspettative d’inflazione del mercato nel lungo termine, le quali si “raffredderebbero” con tassi nettamente più alti. Le scadenze più corte, invece, sconterebbero le condizioni monetarie date. Uysal avrà il suo bel da farsi per mostrarsi credibile. Dopo la maxi-stretta del 2018, il suo predecessore Murat Cetinkaya venne costretto a ri-abbassare i tassi in fretta sotto le minacce esplicite del presidente Recep Tayyip Erdogan. E sarà difficile anche stavolta perseguire una politica monetaria efficiente ed efficace a lungo, date le forti pressioni politiche contrarie.

Bond Turchia in rialzo, ma la lira torna giù sulle tensioni geopolitiche

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