Bond Turchia, l’avvertimento di Moody’s con i tassi reali negativi

La lira turca potrebbe riservare cattive sorprese agli investitori. Altri mercati emergenti si mostrano adesso più allettanti, come avverte anche Moody's.

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La lira turca potrebbe riservare cattive sorprese agli investitori. Altri mercati emergenti si mostrano adesso più allettanti, come avverte anche Moody's.

I rendimenti dei bond sovrani in Turchia sono scesi ai minimi da anni, con il decennale al 10,56% e il biennale al 10,20%. Il mercato sconterebbe un nuovo taglio dei tassi al board del 13 febbraio, quando già la banca centrale li ha abbassati all’attuale 11,25%, sotto il tasso d’inflazione di dicembre, che è risalito all’11,8%, portandoli nei fatti a livelli reali negativi. Per Moody’s, non sarebbe un buon segnale, perché la lira turca rischia di risentirne negativamente. Secondo l’agenzia di rating, altri mercati emergenti si mostrano ormai più promettenti della Turchia, avendo tassi reali decisamente positivi. In più, gli investitori internazionali potrebbero percepire l’indipendenza della banca centrale di Ankara come scarsa, reagendo di conseguenza.

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Il ministro delle Finanze, Berat Albayrak, genero del presidente Erdogan, ha dichiarato al quotidiano giapponese Nikkei che a suo avviso la lira turca sarebbe competitiva a un tasso di cambio di 5,7-5,9 contro il dollaro. Al momento, essa scambia a 5,93, perdendo il 37% rispetto alla fine del 2017, cioè in poco più di due anni. Il governo punta a stimolare le esportazioni come motore della crescita, attraverso la svalutazione del cambio. E questo non depone a favore di chi ipotizza ancora oggi di investire sul mercato sovrano turco.

Il confronto con l’Egitto

I titoli di stato della Turchia si mostrano molto redditizi agli occhi di un investitore straniero, a cui poco importa teoricamente quale sia il tasso d’inflazione nel paese emergente, non risiedendoci. Tuttavia, quando i tassi reali scendono in area negativa, a meno che non si nutrano aspettative rialziste sul cambio, difficile che i prezzi dei bond reggano, mentre diventa molto probabile che i deflussi dei capitali indeboliscano la valuta.

E per chi abbia in possesso assets denominati in quella valuta – nel nostro caso, bond in lire turche – significa andare incontro a perdite alla scadenza o all’atto del disinvestimento anticipato.

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Peraltro, come spiega Moody’s, esistono mercati emergenti attualmente più allettanti. L’Egitto ha tassi al 12,25% e un’inflazione a dicembre al 7,1%. In termini reali, quindi, il costo del denaro è qui positivo e pari a oltre il 5%. E la stessa curva delle scadenze mostra potenziali miglioramenti, rendendo poco meno del 14% sul tratto a 10 anni e su quello a 2 anni. Esisterebbero grossi margini di ascesa dei prezzi, cioè di abbassamento dei rendimenti, cosa che difficilmente ormai si direbbe per i bond turchi. Non a caso, la lira egiziana su base annua guadagna oltre il 14% contro il dollaro e adesso scambia ai livelli più forti dalla svalutazione di fine 2016.

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