Bond Turchia in rialzo, ma la lira torna giù sulle tensioni geopolitiche

Lo scontro tra Azerbaijan e Armenia trascina la lira turca ai nuovi minimi storici, mentre i titoli di stato continuano a recuperare dopo il maxi-rialzo dei tassi.

di , pubblicato il
Lo scontro tra Azerbaijan e Armenia trascina la lira turca ai nuovi minimi storici, mentre i titoli di stato continuano a recuperare dopo il maxi-rialzo dei tassi.

Il mercato obbligazionario resta tonico dopo il maxi-rialzo dei tassi di giovedì scorso. La banca centrale ha portato i tassi d’interesse dall’8,25% al 10,25%, sorprendendo la stragrande maggioranza di analisti e investitori, nel tentativo di porre un freno all’inflazione e alla caduta del cambio. I rendimenti sovrani del bond a 10 anni sono scesi da allora dal 13,75% al 13,19%, quelli a 2 anni dal 13,76% al 13,45%. Bene anche i titoli denominati in valute forti, con il bond in dollari in scadenza nel febbraio 2025 e cedola 7,375% (ISIN: US900123AW05) ad essersi apprezzato a 103,44, mentre quello in scadenza nel gennaio 2030 e cedola 11,8750% (ISIN: US900123AL40) è salito a 129,75.

Maxi-rialzo a sorpresa dei tassi in Turchia, forte impatto su bond e lira

La lira turca era uscita rafforzata dalla nuova stretta monetaria, allontanandosi dal minimo storico di 7,70 toccato nella giornata di mercoledì scorso. Tuttavia, il recupero è durato poco, perché ieri il cambio contro il dollaro collassava in area 7,80, perdendo in una sola seduta circa l’1,70%, a seguito delle tensioni esplose tra Azerbaijan e Armenia, i quali lunedì hanno dato vita a un pericoloso scontro militare, che ha provocato numerosi morti. La guerra tra le due ex repubbliche sovietiche riguarda un’annosa disputa sul territorio di Nagorno-Karabakh.

Troppe tensioni geopolitiche

Ankara ha subito annunciato che si schiererà in difesa dell’Azerbaijan, mentre la Russia starebbe scendendo in campo a sostegno degli armeni. I fronti geopolitici caldi per i turchi stanno diventando sin troppi. Quando ancora non si sono sopite del tutto le tensioni sulla Siria e, in particolare, gli attacchi contro la minoranza curda, la Turchia ha aperto uno scontro con la Grecia, rivendicando le acque al largo di Cipro, scandagliandole questa estate alla ricerca di gas e petrolio.

E in Libia, il presidente Recep Tayyip Erdogan punta a sostenere il governo ufficiale contro le truppe del generale Haftar, sostenute dall’Occidente. Per non parlare dei suoi rapporti con l’Iran, che irritano profondamente gli stati mussulmani del Golfo Persico.

L’andamento dicotomico tra bond e cambio non potrà durare a lungo. La fuga dei capitali dalla Turchia, se proseguisse, riguarderebbe anche e, soprattutto, il mercato obbligazionario, perché il debito sovrano di Ankara diverrebbe sempre più rischioso per gli investitori stranieri, tra lira al collasso e possibili controlli sui capitali per stabilizzarla. Non sfuggirebbero alla crisi neanche i bond in dollari ed euro, dato che l’assottigliamento delle riserve valutarie è stata la ragione principale per cui la banca centrale si è decisa a rialzare i tassi dopo mesi di allentamento monetario. Senza dollari a sufficienza in cassa, i titoli del debito denominati in valute straniere non potrebbero essere facilmente rimborsati. In generale, la Turchia sta cacciandosi in un cul de sac sul piano geopolitico, rischiando l’isolamento diplomatico e sanzioni finanziarie da parte dell’Occidente.

Il collasso dei bond in Turchia ha basi sempre più solide

[email protected] 

Argomenti: ,