Bond Turchia, crollano i rendimenti ed è boom di scambi per quelli in dollari

Il mercato obbligazionario turco sconta una forte stretta monetaria domani. Sarà l'esordio ufficiale del nuovo governatore centrale, il quarto dal 2016.

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Boom dei bond sovrani in Turchia

Domani sarà il giorno del giudizio per Naci Agbal, nuovo governatore della banca centrale dopo la destituzione del predecessore ad opera del presidente Recep Tayyip Erdogan. I mercati si aspettano un maxi-rialzo dei tassi. Secondo un sondaggio Reuters, il costo del denaro verrà alzato dal 10,25% al 15%, ben oltre il tasso d’inflazione di poco inferiore al 12%. Il mercato si aspetta, quindi, una vigorosa stretta monetaria. Quasi certamente, l’istituto eviterà di contrariarlo come fece a ottobre, quando lasciò i tassi invariati dopo il maxi-rialzo di 200 punti base a settembre.

I movimenti sul mercato obbligazionario confermerebbero queste aspettative. Il rendimento a 10 anni è crollato dall’apice del 14,35% del 3 novembre scorso al 12,37% di oggi. La scadenza a 2 anni offre, invece, il 13,55%, giù dal 15,05% di due settimane fa. In sostanza, la curva turca resta invertita, anzi la pendenza negativa si acuisce, con lo spread 2-10 anni ad essere sostanzialmente raddoppiato. Come mai? Il rialzo atteso dei tassi spinge il mercato a scontare un’inflazione più bassa nel lungo periodo e un costo del denaro più alto per il breve.

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Bond Turchia, i movimenti

Il tratto a 10 anni risente maggiormente delle aspettative d’inflazione e quello a 2 anni è strettamente legato alle condizioni monetarie. Pertanto, a ridursi sono specialmente i rendimenti a lungo. Nelle ultime settimane, poi, si registra un boom di negoziazioni dei titoli di stato turchi denominati in dollari. Il controvalore quotidiano a novembre sfiora il mezzo miliardo, salendo ai massimi da inizio 2019. Uno dei bond più scambiati è quello con scadenza febbraio 2045 e cedola 6,625% (ISIN: US900123CG37). Dalla nomina del nuovo governatore, ha guadagnato il 15%, dirigendosi decisamente verso la pari e attestandosi oggi a 98,40 centesimi.

La fiducia sta tornando, forse un po’ troppo frettolosamente, in Turchia. La lira ha messo a segno un apprezzamento del 9,4% contro il dollaro nelle ultime due settimane, tornando ai livelli di fine settembre, pur restando in calo quest’anno del 23%. A questo punto, decisiva sarà la riunione del board di domani. Se Agbal dovesse deludere le attese, difficilmente il cambio troverebbe nel breve termine un “floor” e i rendimenti sovrani schizzerebbero in men che non si dica. Ma lo scenario di gran lunga più probabile è quello di una stretta dura per combattere l’inflazione. Peraltro, al governo non c’è più il genero di Erdogan come ministro dell’Economia, a sua volta un vigoroso oppositore della politica degli alti tassi.

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