Bond Turchia, come muoversi dopo che Erdogan ha fatto rotolare due teste

Governatore della banca centrale licenziato e sostituito con un fedelissimo del presidente, il cui genero si è dimesso da ministro delle Finanze. La Turchia è nel caos finanziario.

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Licenziato il capo della banca centrale turca

Sabato scorso, dopo che la lira turca era sprofondata ai nuovi minimi storici contro il dollaro e a un tasso di cambio di 8,54 (-30% quest’anno), il presidente Recep Tayyip Erdogan ha licenziato il governatore della banca centrale, Murat Uysal, sostituendolo con un suo fedelissimo, l’ex ministro delle Finanze Naci Agbal (2015-2018). Il decreto di licenziamento è arrivato a distanza di appena 16 mesi dall’insediamento di Uysal, che a sua volta lo scorso anno sostituì il governatore Murat Centinkaya, anch’esso licenziato dal capo dello stato per avere osato alzare i tassi d’interesse. Siamo al quarto governatore in poco più di quattro anni, un passo che non può essere visto positivamente sui mercati.

Così la Turchia spegne le speranze di recupero per i bond

Agbal ha uno standing ottimale per ricoprire il ruolo di capo della banca centrale, anche perché è considerato autorevole e, in teoria, capace di condurre una politica monetaria ottimale. Non a caso, dall’annuncio della sua nomina la lira turca si è ripresa del 3,5% e al momento scambia a meno di 8,23. Esordendo da governatore, ha dichiarato che il suo principale obiettivo sarà lottare contro l’inflazione e ha promesso che migliorerà la comunicazione dell’istituto nel senso della “trasparenza, responsabilità e prevedibilità”.

Nuovo governatore difficilmente autonomo da Erdogan

Il fatto è che Uysal, così come Cetynkaya prima di lui, non ha potuto svolgere il proprio lavoro proprio per le forti ingerenze di Erdogan e per le sue ostentate resistenze contro gli alti tassi d’interesse. Il presidente aveva parlato nei giorni scorsi di “triangolo del diavolo”, riferendosi al vicolo cieco in cui la Turchia si è ritrovata, tra tassi d’interesse, tassi di cambio e inflazione.

Sarà capace Agbal di ritagliarsi quella autonomia che i suoi predecessori non hanno potuto godere? Erdogan lo ha nominato per questo? Se così fosse, tanto bastava tenersi Uysal senza minacciarlo ogni due e tre di non alzare i tassi.

Ma il licenziamento del governatore è stato seguito a distanza di meno di due giorni dalle dimissioni annunciate dal ministro delle Finanze, Berat Albayrak, genero di Erdogan. Ufficialmente, sono state motivate da ragioni di salute e dalla volontà di trascorrere più tempo con la moglie Ersa e i quattro figli. Probabile, però, che la mossa serva al presidente per segnalare ai mercati un mini-rimpasto nelle posizioni-chiave per la gestione dei dossier economico-finanziari. Chissà che le dimissioni di Albayrak non siano state pretese da Agbal. Il ministro uscente, infatti, è stato anch’egli uno strenuo oppositore della stretta monetaria.

A settembre, la banca centrale aveva alzato i tassi di 200 punti base al 10,25%, così da contrastare un’inflazione di poco inferiore al 12%. A ottobre, però, contrariamente alle aspettative del mercato, li aveva lasciati invariati, fomentando la speculazione contro la lira e che a sua volta ha travolto le obbligazioni di stato turche. Il rendimento a 10 anni oggi viaggia al 14,22%, quello a 2 anni al 15,37%. Senza un deciso recupero della credibilità dell’istituto, il cambio continuerà a deprezzarsi e finché ciò accadrà, la domanda di bond resterà debole e inferiore all’offerta, provocando il rialzo dei rendimenti e il calo dei prezzi. Saranno importantissime le prime mosse di Agbal e non possiamo escludere, a questo punto, che egli tenga un board d’emergenza per aumentare il costo del denaro, anziché attendere la data ufficiale del 19 novembre per la riunione.

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