Bond turchi più deboli, ma cambio stabile dopo il vertice Trump-Erdogan

Mercato obbligazionario in Turchia un po' indebolito dal vertice tra il presidente americano Donald Trump e il collega Erdogan. La lira si mantiene stabile, ecco le prospettive a breve per i bond.

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Mercato obbligazionario in Turchia un po' indebolito dal vertice tra il presidente americano Donald Trump e il collega Erdogan. La lira si mantiene stabile, ecco le prospettive a breve per i bond.

In settimana, si è svolto il vertice tra il presidente americano Donald Trump e quello turco Recep Tayyip Erdogan. E’ stato il primo faccia a faccia dopo le tensioni di queste settimane sulla Siria. I bond della Turchia non hanno subito grosse variazioni, anche se i rendimenti segnalano un rialzo, con il decennale a portarsi ieri al 12,46% e il biennale al 12,09%.

Le due scadenze offrivano rispettivamente il 12,39% e l’11,99% al termine della settimana scorsa. In conferenza stampa, Trump ha parlato di un incontro “meraviglioso”, ma allo stesso tempo ha ribadito a Erdogan la richiesta di cessare l’acquisto di missili S-400 dalla Russia, sostenendo che questo sia “una sfida molto seria” ai rapporti tra i due paesi.

La lira turca si è mantenuta sostanzialmente stabile a 5,75 contro il dollaro, segno che gli investitori attendano di capirne di più sull’evoluzione della vicenda. Da tempo, tra Washington e Ankara i rapporti appaiono abbastanza altalenanti e ciò ha impattato negativamente sui tassi di cambio. Tuttavia, rispetto alle tensioni di ottobre, quando a seguito del ritiro delle truppe americane i turchi attaccarono la minoranza curda in Siria, la curva delle scadenze in Turchia si mostra un minimo ripida, mentre allora risultava invertita, cioè con il biennale a rendere di più del decennale.

Questo dato sarebbe il riflesso di una sorta di graduale normalizzazione anche sul fronte delle aspettative sull’economia. L’inflazione in ottobre è scesa all’8,55%, mentre i tassi sono ancora fissati al 14%, per cui la banca centrale disporrebbe di buoni margini per tagliarli ulteriormente al board del 12 dicembre prossimo, pur scontando un’accelerazione della crescita dei prezzi negli ultimi due mesi dell’anno per il venir meno dell'”effetto base” favorevole. Ad ogni modo, i rendimenti ancora risultano di circa 400 punti base (4%) superiori all’ultimo dato sull’inflazione, quando in tutto Occidente tendono ad essere nulli o negativi, in termini reali.

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Problema lira turca per i bond

Se la lira turca continuerà a mantenersi stabile, il taglio dei tassi avrà effetti positivi sui bond turchi, in quanto sosterrebbe le quotazioni e attirerebbe ugualmente capitali dall’estero.

Il livello dei rendimenti a medio-breve termine indica proprio aspettative ribassiste sui tassi da parte del mercato. Del resto, nelle ultime settimane è la stessa banca centrale a non escludere che l’inflazione a fine anno resti sotto la doppia cifra, rivedendo decisamente al ribasso le sue stesse stime di qualche mese fa. Vero è anche, però, che fino a quando le incertezze geopolitiche resteranno sul tappeto, gli investitori stranieri si mostreranno cauti e i rendimenti non scenderanno vigorosamente.

Del resto, che il problema sia l’alto rischio percepito per il cambio lo conferma anche il confronto tra le emissioni sovrane di Ankara in dollari e quelle in valuta locale. Sul tratto a 5 anni si ha uno spread di 725 punti base (5,15% contro 12,40%), mentre su quello a 10 anni scende sui 680 (5,65% contro 12,46%). In sintesi, il mercato continua ad attendersi un forte deprezzamento annuo della lira, tenendo conto che nell’ultimo decennio il calo medio annuo sia stato di oltre il 5,5%.

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