Bond turchi opportunità o rischio adesso?

Taglio dei tassi in Turchia superiore alle attese. La reazione del mercato obbligazionario è stata in due tempi e segnala opportunità e rischi per gli investitori stranieri.

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Taglio dei tassi in Turchia superiore alle attese. La reazione del mercato obbligazionario è stata in due tempi e segnala opportunità e rischi per gli investitori stranieri.

La banca centrale turca ha tagliato in settimana i tassi, come da attese, ma per una percentuale superiore al consensus degli analisti, abbassandoli di altri 200 punti base (2%) al 12%. Considerando che l’inflazione a novembre in Turchia sia risalita al 10,6% – e anche questo era ampiamente atteso per il cosiddetto “base effect” – il costo del denaro ad Ankara risulta in termini reali sceso sotto la media dei mercati emergenti. E poiché sempre l’inflazione a dicembre chiuderebbe in ulteriore rialzo, il margine reale rischia di azzerarsi del tutto, sebbene per l’istituto la crescita tendenziale dei prezzi supererebbe di poco l’11% questo mese.

I bond turchi reggeranno al nuovo taglio dei tassi?

I rendimenti a 10 anni hanno ripiegato dopo l’annuncio nel primissimo giovedì pomeriggio dal 12,18% al 12,07%, quelli a 2 anni sono passati dall’11,74% all’11,63%. La seduta successiva, però, è accaduto il contrario. I primi sono risaliti al 12,38%, i secondi all’11,94%, in entrambi i casi su livelli nettamente superiori alla vigilia del board. Questi movimenti apparentemente contraddittori sono noti a chi mastica di mercati. I trader sono soliti scontare in anticipo le notizie e compiere le operazioni di segno opposto subito dopo che queste si siano verificate.

Nel caso specifico, esistono anche altri aspetti di cui tenere conto. Il primo riguarda il timore tra analisti e investitori che la banca centrale abbia sovra-reagito al calo dell’inflazione. Insomma, avrebbe compiuto il passo più lungo della gamba. Se è vero che l’inflazione turca stia decelerando piuttosto velocemente rispetto ai picchi di un anno fa, non dobbiamo dimenticare che i fondamentali macro spingerebbero alla cautela. La bilancia commerciale resta profondamente negativa, malgrado il collasso del cambio negli ultimi anni.

E proprio la stabilizzazione della lira turca ha contribuito negli ultimi mesi, insieme al rialzo dei tassi, a contenere l’inflazione. Per contro, rivedono il segno positivo le partite correnti, grazie al ritorno dei capitali esteri.

Investitori stranieri alla finestra

Tuttavia, non dobbiamo nemmeno ingigantire le buone notizie, perché proprio il mercato obbligazionario sovrano si mostra oggi assai più casalingo di quanto non lo fosse solamente un paio di anni fa. Al termine del terzo trimestre del 2017, gli investitori stranieri detenevano il 21% dei bond turchi in valuta locale, mentre adesso appena il 10,7%. Questo significa solo una cosa: i titoli di stato si sono apprezzati negli ultimi mesi grazie agli acquisti dei residenti, privati e istituzionali. Gli stranieri sono rimasti alla finestra e viene da chiedersi se tornino proprio adesso che i prezzi si sono alzati.

Inoltre, gran parte dei bond è in mano alle stesse banche turche, che di certo non si mostrano liberissime di muoversi come vorrebbero sui mercati, tenute a bada dal governo. Se potessero, alcune di loro capitalizzerebbero i guadagni e venderebbero, ma con ciò colpendo i prezzi. Il fattore decisivo sarà, a questo punto, il cambio. Aldilà dei prezzi in sé, gli investitori dall’estero guardano alla lira turca per capire se possa reggere nei prossimi mesi e anni contro euro, dollaro, etc., così da salvaguardare i capitali. E il cambio dipende essenzialmente dai saldi commerciali e da quelli finanziari, con i primi legati alla competitività delle imprese turche (quindi, al contenimento della crescita dei prezzi interni) e i secondi a svariati fattori come l’appeal del quadro fiscale, giuridico e politico di Ankara.

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