Bond Telecom Italia sotto pressione dopo lo scorporo della rete

Investitori e grossi fondi alleggeriscono il peso sul colosso telefonico dopo la decisone di cedere parzialmente il controllo della rete telefonica. Gli analisti bocciano l’operazione come poco trasparente e rischiosa

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Investitori e grossi fondi alleggeriscono il peso sul colosso telefonico dopo la decisone di cedere parzialmente il controllo della rete telefonica. Gli analisti bocciano l’operazione come poco trasparente e rischiosa

A prenderla male non è stato solo il titolo azionario, ma anche le obbligazioni in euro di Telecom Italia. Il tanto atteso scorporo della rete, votato recentemente dal Cda del monopolista italiano, ha lasciato un po’ sorpresi analisti e investitori che si attendevano tempi e modalità certe. Invece, come si addice allo stile italiano, tutto pare ancora in fase di elaborazione, corredato da ulteriori fasi di studio, rinvii e inutili perdite di tempo (ci vorranno 12-18 mesi). Cose che il mercato non apprezza mai. A parte il fatto che la cessione della rete telefonica è un tema su cui si discuteva già da anni e si è sempre rinviata ogni decisione a nuovi soci, quello che non piace in particolare agli investitori è il fatto che lo spin-off – come dice il presidente Franco Bernabé – non riguarderà tutta la rete Telecom ma solo quella parte che interessa “strutture essenziali non replicabili” e “non invece la parte di rete intelligente che fa innovazione, di cui dispongono anche i concorrenti, che Telecom si terrà”. In altre parole Telecom manterrà la maggioranza della società della rete nella nuova della newco Opac SpA della rete di telefonia fissa di cui la Cassa depositi e Prestiti (Cdp) diventerebbe azionista. Una manovra torbida e nebulosa che non è affatto piaciuta agli analisti che stavano studiando il caso già da settimane, al punto che l’agenzia di rating Standard & Poor’s, dopo Moody’s, ha ridotto il giudizio sull’affidabilità del credito a BBB-, appena sopra il livello junk, cioè spazzatura. S&P, in una nota, non si sbilancia sui reali motivi adottati per l’abbassamento del rating limitandosi a sottolineare come il gruppo continuerà ad affrontare condizioni difficili sul mercato italiano delle telecomunicazioni nel biennio 2013-2014 con prospettive incerte di ritorno alla crescita.

Ma è del tutto evidente che la mossa è condizionata dalle difficoltà di Telecom Italia a cedere in toto la rete telefonica nazionale.

 

Bond Telecom Italia Finance, i rendimenti salgono sopra il 6%

 

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La decisione delle agenzie di rating ha messo in preallarme gli investitori internazionali e i grossi fondi d’investimento non speculativi che hanno iniziato ad alleggerire le loro posizioni sul comparto obbligazionario delle telecomunicazioni italiane facendone salire i rendimenti. Molti di questi sono soggetti a regole per le quali se un emittente viene declassato dalle agenzie, i gestori devono vendere i titoli sul mercato e tanti, essendosi riempiti di obbligazioni Telecom Italia collocate recentemente in maniera riservata proprio a loro, quali investitori istituzionali, hanno iniziato a vendere temendo che presto o tardi le obbligazioni del monopolista del cavo scivoleranno a livello “speculative”. Come sostengono gli esperti di Standard & Poor’s, Telecom Italia “presenta una forte posizione sul mercato interno, margini di Ebitda superiori alla media del settore e una solida posizione in Brasile, ma anche un grosso debito da sostenere e ridurre”. Sulla parte lunga della curva, il bond Telecom Italia 7.75% 2033 (Isin XS0161100515) ha perso [fumettoforum] 7 figure (-6%) dai massimi e offre ora un rendimento del 6,4% a scadenza. Rendimenti ancora più alti, intorno al 8,15% a fronte di un prezzo di 98,50, per il controverso bond ibrido Telecom Italia scadenza 2073 da 750 milioni di euro emesso lo scorso mese di marzo (XS0906837645) che ha visto una nutrita partecipazione di investitori istituzionali. Sotto la pari, infine, anche il bond Telecom Italia 4% gennaio 2020 da un miliardo di euro (vedi grafico), emesso sei mesi fa (Isin XS0868458653), che offre un rendimento a scadenza del 4,1%. Insomma una situazione che non lascia certo deporre per l’ottimismo – osserva un trader – anche perché il mercato sta ora prezzando su Telecom Italia un rischio maggiore rispetto a qualche mese fa.

 

Telecom Italia senza rete farà la fine di Alitalia

 

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Insomma, il progetto di scorporo della rete Telecom non è piaciuto agli investitori che hanno bocciato il piano sul modello Snam con la partecipazione del braccio finanziario di Cassa Depositi e Prestiti, pronta a rilevarla.

Non solo, la cessione della rete o parte di essa (non è ancora chiaro cosa andrà venduto alla newco, se i 110 milioni di chilometri di cavi o anche le centraline e i software che gestiscono il flusso di informazioni e database), valutata in 15 miliardi di euro, ha aperto anche le porte all’ingresso di un nuovo socio, la H3G dei cinesi di Hutchinson Wampoa, interessati (per ora) al 29,9% di Telecom Italia per non far scattare l’Opa obbligatoria. Questo cosa significa? Vuol dire che le casse del colosso telefonico italiano rischiano di asciugarsi in assenza di un supporto esterno e venendo meno il sostegno garantito dai proventi di gestione della rete (canone) perché il debito del gruppo, pari a 29,5 miliardi di euro, è troppo alto a fronte di un business che vede una costante erosione dei margini e dei ricavi nel tempo, sia sul fisso che sul mobile. Nonostante il dimezzamento del monte dividendi quest’anno (da 900 a 450 milioni) e le politiche di riduzione dei costi industriali con centraline vecchie e obsolete ancora da sostituire, Telecom Italia, senza rete – osserva Serene Sunderland di Warburg Pincus – farà la fine di Alitalia. Già i soci Telco sono sul piede di guerra per l’investimento andato male, ma Bernabé adesso non potrà più tirare la corda come aveva fatto col magnate egiziano Sawiris e dovrà consentire per forza l’ingresso dei cinesi in Telecom Italia e, presto o tardi, anche il controllo dell’azienda non appena la rete sarà totalmente scorporata dalla società.

 

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