Bond subordinati Mps, la conversione volontaria forse non basta

L’aumento di capitale Mps partirà a dicembre. Bond subordinati sempre al centro dell’attenzione degli investitori

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L’aumento di capitale Mps partirà a dicembre. Bond subordinati sempre al centro dell’attenzione degli investitori

Banca Mps torna al centro dell’attenzione degli investitori. Le azioni perdono l’8% e la capitalizzazione torna a 700 milioni di euro, mentre i bond subordinati, che avevano risalito la china dopo le dichiarazioni dell’Ad Morelli su una probabile conversione volontaria, perdono terreno.

Secondo un gestore, dopo il rally dell’ultimo periodo legato a ricoperture il titolo azionario Banca Mps sta vedendo ora prese di profitto dal momento che il piano presentato non conteneva dettagli importanti come le modalità di conversione dei bond subordinati. Questa spiegazione sembra riflettersi anche sul prezzo delle obbligazioni che dopo il recupero effettuato da fine settembre si e’ fermato in prossimita’ degli 80 euro in attesa di novita’. I bond con scadenza 30 novembre 2017 si trovano a 80,02 euro (81,32 la chiusura della seduta precedente), quelli con maturity 15 gennaio 2018 a 78,9 euro (79,17), quelli con scadenza 21 aprile 2020 a 77,5 euro (78,01 euro) e quelli con maturity 9 settembre 2020 a 79,42 euro (79,18 la chiusura dell’ultima seduta). 

Piano conversione volontaria bond subordinati Mps ancora incerto

Il fatto che il piano di Banca Mps per la ricapitalizzazione non contenga elementi di specificità, significa essenzialmente che il board non ha ancora alcuna certezza sulla sostenibilità dell’aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro e che la conversione volontaria dei bond subordinati in azioni potrebbe non bastare a rendere appetibile l’ingresso di nuovi soci. Secondo rumors degli ultimi giorni, Mps starebbe anche considerando la proposta di Passera che pare meno incerta di quella alla studio ai piani alti di Jp Morgan e Mediobanca, ma che vorrebbe gli obbligazionisti messi alle corde per sostenere l’aumento di capitale. Non è infatti possibile immaginare che gli obbligazionisti subordinati aderiscano volontariamente a un ipotetico swap con azioni Mps di nuova emissione se l’operazione non fosse conveniente.

E a questi prezzi non lo è di certo – osservano gli esperti -. Logico quindi che il prezzo delle azioni tenda a scendere.

I fondi stanno acquistando bond subordinati

Dietro le quinte si stanno comunque muovendo i fondi hedge e gli anchor investors. Come fa notare Milano Finanza, l’aumento di capitale partirà dopo l’esito del referendum costituzionale ed è quindi presumibile che fino ad allora i bond subordinati possano essere raccolti a mercato a prezzi da saldo per poi essere consegnati volontariamente a Mps per una successiva conversione in azioni. Lo spartiacque sarà dettato dal prezzo che Mps e i fondi (gli stessi che in qualche modo parteciperanno all’aumento) decideranno alla fine e che non dovrà penalizzare gli attori di questa partita. Il retail dovrebbe quindi rimanere estraneo alla vicenda e quindi salvaguardato. Sulla sfondo resta, comunque, l’incertezza legata al quantitativo di bond subordinati Mps che saranno portati in adesione e che non potranno pesare eccessivamente sul equità per rendere l’aumento di capitale conveniente.

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