Bond subordinati Banche Venete: come ottenere i rimborsi

Risparmiatori pronti a chiedere i rimborsi per i bond subordinati delle banche venete in liquidazione. Il ristoro sarà per pochi e già si parla di truffa

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Risparmiatori pronti a chiedere i rimborsi per i bond subordinati delle banche venete in liquidazione. Il ristoro sarà per pochi e già si parla di truffa

Le norme che regolano le richieste di rimborso degli obbligazionisti subordinati delle due banche venete messe in liquidazione coatta dal governo non sono ancora pronte, ma già si delinea quale sarà l’iter da seguire.

 

Il decreto legge varato dal governo lo scorso mese di giugno che disciplina il salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza è già stato approvato dalla Camera con voto di fiducia e si appresta ad essere ratificato anche dal Senato prima che diventi legge e vanga promulgata dal Presidente della Repubblica.

I tempi non dovrebbero essere lunghi e, salvo intoppi, entro fine mese si conosceranno tutti i termini che regolano la liquidazione delle due banche venete e il ristoro degli obbligazionisti subordinati. Sono state presentate delle mozioni per chiedere, fra le altre cose, che il provvedimento sulle banche cambi e vi si inseriscano le norme per l’estensione della platea degli obbligazionisti rimborsati. Emendamenti che erano stati respinti alla Camera e che improbabilmente troveranno accoglimento al Senato, visto che la legge proporrà pari pari il sistema di indennizzo seguito per le quattro banche salvate nel 2015 (Banca Etruria,Banca Marche, Carife e Carichieti).

 

Indennizzo per pochi, ma possibilità di ricorso per tutti

 

Sicchè, solo una piccola parte degli obbligazionisti subordinati – che in tutto ammontano a 1.289 milioni di euro di valore nominale fra i bond emessi dalle due banche venete – potranno sperare in un ristoro da parte dello Stato. Questo significa che i rimborsi saranno circoscritti solo agli investitori retail che hanno acquistato i bond subordinati, direttamente da Popolare Vicenza o Veneto Banca, in sottoscrizione o in contropartita diretta entro il 12 giugno 2014, data di entrata in vigore della direttiva europea sul bail-in, e li hanno tenuti in portafoglio. Ma non basta. Altra condizione sarà quella di dover dimostrare di non avere un reddito complessivo superiore a 35mila euro e un patrimonio mobiliare (azioni, bond eccetera) sopra i 100mila euro. Le richieste andranno inoltrate entro la fine del mese di settembre 2017. Per tutti gli altri ci sarà la strada dell’arbitrato che però, come sanno bene gli investitori di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, attende ancora le nomine degli arbitri da parte dell’Anac.

 

Le vie legali

 

Per chi ha acquistato bond subordinati dopo il 30 giugno 2014, la procedura di ristoro dovrebbe essere esclusa, mentre resterebbe quella del arbitrato. Una terza via sarebbe, infine, quella legale, intentando causa alle banche che hanno venduto i titoli se si riuscisse a dimostrare che ciò è avvenuto in difformità ai requisiti patrimoniali che non permettevano agli istituti di emettere titoli di debito subordinato. Molti studi legali si stanno già organizzando raccogliendo adesioni per poter costituire un fronte unitario di attacco ammortizzando così i costi a carico dei risparmiatori. Le incertezze sono molte, però e i tempi di recupero solitamente lunghi.

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