Bond senza rating, nuova frontiera del mercato obbligazionario

Investire sui bond senza rating è diventata una mossa disperata e sempre più diffusa a Wall Street per sfuggire ai bassi rendimenti

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Bond senza rating, nuova frontiera del mercato

Qualche giorno fa, il Wall Street Journal riportava il caso di un fondo d’investimento come Manning & Napier, che negli ultimi mesi sta puntando sempre più sui bond senza rating. L’obiettivo consiste nello sfuggire ai bassi rendimenti vigenti sul mercato. Ormai, le obbligazioni corporate in dollari “high yield”, cioè ad alto rischio, offrono negli USA la media del 4%. E’ la prima volta nella storia americana che i rendimenti reali “junk” risultano negativi. Lo stesso sta accadendo nell’Eurozona, dove troviamo rendimenti medi ben sotto il 3%.

Persino i titoli con rating CCC tendono a offrire spread calanti rispetto agli altri “spazzatura” di grado superiore. Ed ecco che più di un fondo sta prendendo in considerazione l’ipotesi di inserire in portafoglio bond senza rating per accrescere la “yield” media. Di cosa parliamo? Le obbligazioni sono generalmente valutate da almeno una delle tre principali agenzie di rating internazionali: S&P, Fitch e Moody’s. Non tutte, però, si affidano ad esse. In primis, perché costano e secondariamente perché possono ritenere che il giudizio che otterrebbero sarebbe poco edificante.

Bond senza rating, alti rischi e scarsa liquidità

Dunque, i bond senza rating tendenzialmente appaiono più rischiosi per un paio di motivi come minimo: sono emessi da società di piccole dimensioni o finanziariamente fragili, incapaci di sostenere i costi relativi all’assegnazione dei giudizi; celano spesso l’intenzione di non svelare palesemente al mercato la propria condizione finanziaria difficile. Insomma, come uno studente che sfugge all’interrogazione, consapevole di beccarsi un due sul registro per via della sua impreparazione.

Per queste caratteristiche, i bond senza rating offrono rendimenti superiori a quelli dei bond con rating.

E ciò anche per la necessità degli investitori di reperire informazioni non immediate circa le condizioni finanziarie dell’emittente. Il problema è che possono anche aumentare il rendimento del portafoglio, ma a fronte di rischi maggiori specialmente nelle fasi di tensione sui mercati. La scarsa liquidità degli scambi comporta elevata volatilità dei prezzi già nel corso di sedute ordinarie. Figuratevi in un contesto negativo per via dell’andamento del mercato o a specifiche notizie relative all’emittente. Ma la disperata caccia alla “yield” ormai sta facendo chiudere gli occhi a più di un fondo, pur con le stringenti limitazioni normative e a cui si auto-sottopongono autonomamente rispetto all’acquisto di asset non liquidi.

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