Bond Russia giù con le tensioni sull’Ucraina, ma il rublo è deprezzato

I bond in Russia sono in calo, seguendo lo stesso trend del rublo. Eppure, i fondamentali macro deporrebbero a loro favore.

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Bond Russia giù

Bond e cambio deboli in Russia sulle tensioni tra Mosca e Occidente relative all’Ucraina. Il Cremlino ha smentito di avere intenzione di occupare lo stato dell’Est Europa ai suoi confini, segnalando manovre militari di USA e Unione Europea a ridosso delle sue frontiere. L’escalation dei toni non si ferma, anche se per fortuna resta solamente tale fino a questo momento. Il Tesoro ha cancellato un’asta di OFZ, titoli di stato denominati in rubli, al fine di contribuire alla stabilità del mercato.

Il rendimento a 10 anni è salito sopra l’8,65%, quello a 2 anni si attesta all’8,95%. La curva si mostra invertita, aspetto tipico delle fasi critiche. La Banca di Russia ha già alzato i tassi d’interesse per due volte e per complessivi 100 punti base al 7,5% al fine di combattere l’inflazione, salita sopra l’8%. E questo spiega in parte perché i prezzi dei bond russi stiano crollando in questi mesi. La scadenza decennale, 17 settembre 2031 e cedola 8,5%, è scesa da una quotazione di 120 di inizio gennaio a meno di 102 di ieri. Il calo supera il 15%.

Per fortuna, il rublo ha messo a segno guadagni di circa il 7% contro l’euro nello stesso periodo, per cui le perdite effettive scendono nel caso specifico a quasi l’8,5%. Pur sempre alte. E il trend si mostra molto negativo nell’ultimo mese: prezzo del bond a -2,7% e tasso di cambio contro l’euro a -4,5%. Le perdite nel periodo superano il 7%.

Bond Russia appetibili con il “super” petrolio

Ma il mercato russo resta appetibile. Anzitutto, perché dietro ai cali dei prezzi si cela perlopiù la tensione geopolitica con l’Occidente, senza la quale il quadro finanziario russo sarebbe decisamente migliore.

A tal fine, pensate che ieri la Russia ricavava per ogni barile di petrolio esportato più di 6.000 rubli, il 50% in più degli oltre 4.000 di inizio anno. Nel 2014, anno in cui le quotazioni del Brent esplosero fino a 115 dollari, con il cambio contro il dollaro fisso a circa 34, incassava non più di 3.500 rubli per barile. Cosa vogliamo dire? Il petrolio è rincarato del 60% quest’anno, migliorando drasticamente l’outlook fiscale di Mosca, i cui conti pubblici sono già tornati in attivo dopo il deficit al 3,8% nel 2020.

Certo, le tensioni con gli USA, in particolare, non vanno minimizzate. I rapporti con la Casa Bianca sono ai minimi termini e con l’occupazione della Crimea nel 2014, la Russia è stata sanzionata sul piano finanziario, sia pure con misure relativamente blande. Ma l’eventuale escalation sull’Ucraina rischia di inasprire le condizioni dell’embargo, un fatto che colpirebbe direttamente il mercato obbligazionario sovrano e corporate russo. Per questo, serve prudenza, sebbene le condizioni macro spingerebbero ad azzardare qualche acquisto di bond, dati gli alti rendimenti e il basso tasso di cambio.

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