MACROECONOMIA

Bond e rendimenti, Fed e Trump: più domande che risposte

La Fed continuerà ad alzare i tassi d’interesse, ma per gli investitori la politica di Trump non è ancora chiara. L’analisi di TCW

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La Fed continuerà ad alzare i tassi d’interesse, ma per gli investitori la politica di Trump non è ancora chiara. L’analisi di TCW

Il primo trimestre dell’anno si è appena concluso, ma gli investitori continuano ad avere più domande che risposte, sia sul futuro corso di inasprimento monetario del Fomc, sia sui piani dell’Amministrazione Trump. Per via di questa incertezza negli Stati Uniti – osserva Tyler Tucci, Assistant Vice President, U.S. Fixed Income, TCW – i mercati globali rimangono in modalità “attendista”, con i prezzi degli asset che potrebbero continuare a scambiare laterali fino a quando non verranno fatti dei progressi concreti, in una direzione o nell’altra, su questi due fronti.

 

Fed, ancora tre rialzi dei tassi per il 2017?

 

A marzo, infatti, la Federal Reserve ha deciso di andare avanti con un rialzo dei tassi di 25 punti base, ma non ha fornito una guidance precisa sul futuro. Questa mancanza di chiarezza ha tenuto gli investitori sulla difensiva, come evidenziato dall’andamento laterale dei rendimenti dei Treasury e dei prezzi degli asset rischiosi. A conclusione del meeting di marzo, il FOMC ha spiegato di ritenere che l’inflazione sia sulla giusta strada e si trovi ora “in prossimità del target del 2%”, aggiungendo che continuerà a monitorare gli sviluppi relativi al livello dei prezzi “simmetrico” al target. Questo riferimento esplicito alla simmetria rappresenta semplicemente una rassicurazione sul fatto che la Fed non reagirà in modo troppo aggressivo, qualora l’inflazione core dovesse superare il target del 2%. Le previsioni economiche sono rimaste pressoché invariate, così come le stime mediane sui Fed Funds, note come “dot plot”, che implicano ancora tre strette monetarie l’anno sia per il 2017 che il 2018.

 

Rendimento Treasury in ribasso

 

È degno di nota, invece, il fatto che sia i rendimenti dei Treasury che il dollaro siano scesi subito dopo il meeting, nonostante l’incremento dei tassi, a segnalare che gli operatori di mercato si attendevano un messaggio e delle previsioni economiche più “falco” di quelle ricevute. Inoltre, nel corso della conferenza stampa, Janet Yellen, Presidente della Fed, è stata vaga sulle prospettive future di normalizzazione del bilancio della Federal Reserve, limitandosi a indicare che il processo sarà graduale e ben delineato. Infine, Yellen si è astenuta dal fornire commenti specifici sulla nuova Amministrazione o sulle potenziali risposte a livello di politica monetaria ad eventuali stimoli fiscali.

Le riforme fiscali di Donald Trump

 

Proprio sul fronte della politica fiscale, la prima iniziativa del Presidente Trump ha avuto risultati contrastanti, dato che la proposta di riforma sanitaria dei Repubblicani per sostituire l’Affordable Care Actdi Obama non ha raccolto consensi sufficienti all’interno del Partito per essere presentata alla Camera dei Rappresentanti. La scelta di Trump di affrontare la riforma sanitaria come prima grande iniziativa è discutibile, ma rappresenta comunque un prima passo importante verso la riforma della tassazione su ampia scala. Senza sostituire l’Obamacare con una legge più economica, il Presidente avrà più difficoltà a far passare delle iniziative legislative significative, per via delle regole del Senato e dei criteri imposti dall’Ufficio di Bilancio del Congresso. In questo senso, la nuova riforma sanitaria implicava tagli alle tasse per quasi 600 milioni di dollari. In mancanza di queste riduzioni, sarà difficile per l’Amministrazione Trump implementare una riforma di tagli fiscali da 3.000 miliardi di dollari che sia neutrale per il deficit oltre un orizzonte temporale di un decennio, come invece pianificato originariamente.

 

Mercati attendisti

 

Con il primo trimestre alle spalle, dunque, gli investitori non possono ancora contare su una guidance chiara negli Stati Uniti. Il FOMC sembra avviato verso tre rialzi dei tassi nel 2017, con il rischio di implementarne anche quattro. Tuttavia, i mercati sono riluttanti a prezzare più di 2,5 aumenti per quest’anno, quindi sembra che gli investitori costringeranno la Fed a tener fede alle previsioni, prima di introdurre grossi cambiamenti nelle scelte di investimento. Allo stesso modo, sembra che l’euforia iniziale per Trump sia svanita e che qualsiasi ulteriore rialzo di mercato debba derivare da risultati concreti e non dalle intenzioni sul fare dei progressi. Per questi motivi, fino a quando non ci saranno sviluppi chiari, i prezzi degli asset rischiosi continueranno a scambiare laterali.

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