Bond: primo passo verso fine accomodamento Bce

Reazione composta dei mercati dopo l'annuncio della Bce sul possibile primo passo verso l’uscita dal QE. I commenti degli analisti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Reazione composta dei mercati dopo l'annuncio della Bce sul possibile primo passo verso l’uscita dal QE. I commenti degli analisti

I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona e l’euro hanno accelerato al rialzo dopo che la Banca centrale europea ha eliminato dal comunicato il riferimento al possibile incremento del QE in caso di peggioramento dell’outlook, lanciando un segnale da falco. Obbligazionario e valutario hanno però invertito la rotta in maniera netta durante la conferenza stampa del presidente Mario Draghi che è rimasto colomba, evidenziando che l’accomodamento resta necessario per il ritorno della debole inflazione core al target e avvertendo che apprezzamento dell’euro e il protezionismo Usa rappresentano rischi al ribasso per la crescita.

Il rendimento del Btp decennale ha quindi archiviato la seduta in calo di 7 punti base all’1,9%, mentre il cambio euro/usd, che in un primo momento era salito fino a 1,2446, è tornato sotto quota 1,24 puntuando il supporto a 1,23. “I toni pacati di Draghi sul tema inflazione, la revisione al ribasso delle stime inflative per il 2019, insieme al cambiamento solo marginale del comunicato” hanno consentito “una buona performance della periferia e un marginale apprezzamento del dollaro contro l’euro” in particolare dopo i riferimenti ai rischi legati all’apprezzamento della moneta unica e al protezionismo Usa, confermano gli strategist di Mps Capital Services.

 

Cosa è cambiato nella comunicazione della Bce

 

L’eliminazione della frase relativa al possibile incremento degli acquisti di asset è un cambiamento “per lo piú cosmetico” perchè “il mercato ormai non si aspettava alcun aumento del ritmo del QE da qui a settembre“, fanno poi notare Fabio Balboni e Simon Wells di Hsbc, puntualizzando comunque che la cancellazione di tale riferimento è avvenuta in risposta alle critiche sollevate da alcuni membri del Consiglio che recentemente hanno sottolineato l’incongruenza tra la forward guidance dell’Istituto e la forza della riprese dell’Eurozona, fattore che avrebbe potuto minare la credibilitá della Bce. L’eliminazione della frase è “semplicemente” un’azione “di buona gestione” da parte dell’Istituto di Francoforte che sarebbe comunque in grado di reagire in maniera adeguata, al di lá della guidance, a eventuali shock, conferma Marc Chandler, global head of currency strategy di Brown Brothers Harriman.

 

Verso la fine del quantitative easing

 

La Bce ha deciso di rivedere la guidance sugli acquisti e di rimuovere dal comunicato ufficiale il riferimento ad un aumento dei volumi di intervento. Draghi ha cercato di spiegare che si tratta di un cambiamento di minor importanza”, ma “si tratta innegabilmente di un primo passo verso la conclusione del QE. Rimuovere il riferimento ad un aumento degli acquisti era un passo obbligato per poi annunciare un graduale spegnimento del programma, pensiamo entro il 2018”, afferma poi Anna Maria Grimaldi, economista di Intesa Sanpaolo, precisando però che “Draghi non ha fornito molti indizi su quando si avrá il prossimo aggiornamento sulle mosse di politica monetaria. agionevolmente prima della pausa estiva, il Consiglio dovrá fornire indicazioni di massima sul programma di acquisto dopo settembre 2018. Il criterio rimane ancora la convergenza dell’inflazione sottostante verso il target e un ampio grado di fiducia sul sentiero stesso. La valutazione dello scenario macro verrá aggiornata il 6 giugno e indicazioni sul futuro del QE potrebbero arrivare in quella data“. Per l’esperta tuttavia “il vero market mover del 2018 sará una revisione alla guidance sui tassi. Non ci aspettiamo novitá a riguardo prima dell’autunno, anche se il Consiglio potrebbe voler anticipare cosa intende per tassi fermi ben oltre la fine degli acquisti. Pensiamo che sia ragionevole che la BCE avvii un ciclo di rialzi nella prima parte del 2019. Il ciclo di rialzo dei tassi in Europa dovrebbe essere in ogni caso moderato. Con la fine del mandato di Draghi le politiche non convenzionali dovrebbero essere storia“.

 

Euro troppo forte sui mercati

 

Pur riconoscendo che il crescente protezionismo e la forza dell’euro potrebbero rivelarsi fonti di rischio in futuro, la Banca centrale europea ha innalzato al 2,4% le sue previsioni sulla crescita per il 2018. È importante notare che il Consiglio direttivo ha anche rinunciato all’impegno di aumentare l’entitá e la durata del programma di acquisto degli asset, se necessario. Da questo momento in poi, è possibile che la Bce si avvii verso un inasprimento della politica monetaria. I passi successivi consisteranno, probabilmente, nell’annuncio di un’ulteriore riduzione del programma di acquisto degli asset, prima di porvi fine nel corso dell’anno. Nel 2019 potrebbero seguire aumenti dei tassi di interesse”, prosegue Stefan Isaacs, deputy head del team Retail Fixed Interest di M&G, secondo il quale “questo approccio è in linea con la crescita economica superiore ai trend, con la riduzione costante dell’eccesso di capacitá produttiva, e con le pressioni inflative al rialzo verso il target prestabilito“.

Il numero uno della Banca si allontana dunque da un atteggiamento accomodante, preparando il mercato alla fine del QE a dicembre. Un primo passo verso l’uscita dall’allentamento quantitativo”, ribadisce Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income Management and Member of the Executive Committee di Candriam Investors Group, puntualizzando che, mentre si avvicina la fine del suo mandato, “Draghi ha introdotto dunque oggi le premesse per la sua exit strategy, che dovrebbe portarlo ad aumentare progressivamente il tasso sui depositi nel 2019. Questa strategia graduale sará ancora piú prudente, in quanto il rischio protezionistico sembra costituire una nuova minaccia alla soliditá della ripresa“.

La Banca centrale europea ha rimosso da comunicato il riferimento al possibile incremento del QE in caso di peggioramento dell’outlook. “Il prossimo passo, forse a giugno, è fissare la data finale del QE“, concludono Daniele Antonucci e Joao Almeida di Morgan Stanley.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Btp