Bond Portogallo, rendimenti negativi anche a 10 anni: ecco i fattori del successo di Lisbona

Prima ancora della Spagna, il Portogallo è il primo dei PIGS a offrire rendimenti negativi sulla scadenza decennale.

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Bond Portogallo a 10 anni con rendimenti negativi

Ieri, il Portogallo ha compiuto un ulteriore passo verso la costruzione di una nuova immagine per sé stesso. Sul mercato secondario, le sue obbligazioni sovrane a 10 anni hanno offerto per la prima volta rendimenti negativi. Nel corso della seduta, il titolo “benchmark” ha toccato un minimo del -0,009%. E così, anche Lisbona entra nel club degli stati con rendimenti sottozero per una scadenza così lunga. E lo fa prima della Spagna, che a sua volta dovrebbe arrivare prima dell’Italia. Al termine della seduta di ieri, il Bonos a 10 anni rendeva lo 0,029%.

I rendimenti negativi segnalano il ribaltamento dei rapporti tra creditori e debitore: i primi pagano il secondo per prestargli denaro. Siamo ormai abituati da anni a questa anomalia sui mercati finanziari, specie in Europa e Giappone, ma non credevamo fino a poco tempo fa che sarebbe attecchita in un paese come il Portogallo, sottoposto a un piano di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI) tra il 2011 e il 2014. Com’è possibile che un paese fallito fino a pochi anni fa, adesso sia considerato così solido dagli investitori?

La prima spiegazione ha a che fare con la caccia al rendimento nell’Eurozona. La BCE ha iniettato liquidità senza precedenti nell’area per neutralizzare gli effetti economico-finanziari provocati dalla pandemia. L’estremo allentamento monetario ha spinto i rendimenti “core” in paesi come Germania, Olanda e Francia ancora più in basso, infliggendo perdite più alte agli investitori. Questi si sono messi alla ricerca di “yield” altrove, accettando un rischio maggiore.

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I punti di forza del Portogallo

OK. E perché il Portogallo sta facendo meglio di Spagna e Italia? L’economia lusitana ha reagito (insperatamente) molto bene alla cura dell’austerità somministratale dal governo conservatore di Pedro Passos-Coelho fino al 2015 ed ereditata dalla coalizione di sinistra di Antonio Costa.

Favorita dal boom del turismo, è cresciuta al ritmo medio del 2,5% nel passato quinquennio, mentre il deficit di bilancio è sceso di anno in anno, trasformandosi in un avanzo dello 0,20% del PIL nel 2019, il primo di almeno gli ultimi 40 anni di storia.

Certo, il debito pubblico di Lisbona resta il più alto dopo Grecia e Italia nell’area, al 118% del PIL nel 2019, ma la traiettoria di discesa prima del Covid appariva nitida. Si consideri che nel 2015 era arrivato al 133%.

Poi, c’è il fattore politico. Già sotto la Troika il Portogallo fu un’eccezione felice per l’Europa, in quanto paese senza grossi conflitti politici e con partiti europeisti ben saldi nei due opposti schieramenti. A dire il vero, quando Costa arrivò al governo cinque anni fa, qualche timore vi fu. La sua maggioranza comprendeva e comprende tutt’ora socialisti, comunisti anti-NATO e anti-UE, Verdi e ultra-sinistra. In teoria, avrebbe dovuto smantellare le riforme del centro-destra, ma nella sostanza non è stato così e, al contrario, il clima con Bruxelles ha continuato ad essere di estrema concordia, tant’è che l’ex ministro delle Finanze, Mario Centeno, è stato presidente dell’Eurogruppo fino allo scorso anno, un omaggio che le istituzioni comunitarie hanno voluto rendere a un membro che si è comportato molto bene in tutti questi anni di euro-scetticismo rampante. E così, ieri il Portogallo ha seminato tutti nel Sud Europa, piantando la bandierina del primo dei PIGS a offrire rendimenti negativi sui 10 anni. A breve, seguirà la Spagna. E prima o poi, salvo inciampi auto-inflitti, sarà il turno dell’Italia. Infine, della Grecia.

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