Bond: perché puntare sui Mercati Emergenti anche nel 2018

I mercati emergenti non risentiranno della politica monetaria della Fed. Rischi più contenuti anche grazie alla crescita della Cina

di Mirco Galbusera, pubblicato il
I mercati emergenti non risentiranno della politica monetaria della Fed. Rischi più contenuti anche grazie alla crescita della Cina

Il 2017 è stato caratterizzato dalla combinazione tra una crescita reale più elevata e una bassa inflazione: scenario questo che, tipicamente, genera ritorni aggiustati per il rischio sopra la media per gli asset dei Mercati Emergenti. Questa asset class è stata in grado di resistere al rialzo dei tassi della Fed. Il debito emergente in valuta locale ha sovraperformato il debito in dollari, mettendo a segno ritorni del 15,21%.

Questo rally proseguirà alla luce degli sviluppi negli Stati Uniti e del rallentamento della crescita in Cina? Pensiamo che gli Emergenti possano continuare a resistere a questi diversi rischi di mercato – dice Anisha Goodly, EmergingMarkets Portfolio Specialist, TCW – e, allo stesso tempo, trarre beneficio dai continui afflussi sostenuti dal miglioramento dei fondamentali, dal valore relativo attraente rispetto ai mercati avanzati e da fattori tecnici positivi.

A nostro avviso, i fattori di supporto saranno diversi:

  • La crescita globale sincronizzata continuerà. Gli Emergenti ne beneficeranno in modo diretto grazie al miglioramento delle dinamiche a livello di commercio internazionale e al contesto di supporto dei prezzi delle commodity. Inoltre, la crescita è stata generalizzata e non concentrata in un numero ridotto di Paesi. Il potenziale di crescita per gli Emergenti è notevolmente superiore a quello dei mercati avanzati e lo spread tra economie emergenti e sviluppate a livello di crescita probabilmente aumenterà per il secondo anno consecutivo.
  • La crescita in Cina ha sorpreso al rialzo nella prima metà del 2017 e anche se i dati del secondo semestre segnalano un rallentamento, i rischi di coda sembrano essersi attenuati, con il deflusso di capitali che si è stabilizzato e le esportazioni che sono aumentate. Inoltre, le Autorità continuano a focalizzarsi sulla riduzione dei rischi nel sistema finanziario, con enfasi sui crescenti tassi di prestito e sulla riduzione delle concessioni di credito da parte del sistema bancario ombra. Ci aspettiamo che quest’anno la crescita cinese rallenti al 6,3%.
  • All’epoca del tapertantrum nel 2013, la crescita dei Mercati Emergenti stava rallentando ed era molto vulnerabile alla normalizzazione della Fed. Nel biennio 2013-2015, tuttavia, gli emergenti hanno vissuto un periodo di notevole aggiustamento, implementando importanti riforme strutturali e riducendo i deficit delle partite correnti. La crescita emergente sta aumentando e l’allargamento dello spread con quella dei Paesi avanzati ha avuto delle implicazioni positive sia per gli investimenti diretti esteri che per i flussi di investimenti passivi.
  • I differenziali in termini di rendimento reale tra Mercati Emergenti ed economie avanzate sono prossimi ai massimi del range degli ultimi 5 anni. Pensiamo che questo spread si restringerà nel 2018, ma riteniamo che rimarrà sufficientemente ampio da supportare gli afflussi verso gli emergenti, nonostante il lento, ma costante ritmo di aumento dei tassi da parte della Fed.
  • L’inflazione è scesa su livelli a una cifra in media e le condizioni fiscali sono migliorate. Anche se ci aspettiamo che l’inflazione acceleri moderatamente quest’anno, non riteniamo che possa costituire un vento contrario alla luce degli output gap negativi nella maggioranza degli Emergenti.
  • Gli emergenti si trovano nellafase iniziale o media dell’attuale ciclo del business, a differenza degli Stati Uniti che si trovano nella fase finale. Il settore corporate emergente continua a mostrare una crescita solida degli utili, anche se a un ritmo inferiore che nel 2017, e persistono i segnali di riduzione dell’indebitamento. Le società stanno anche incrementando le spese in conto capitale, in linea con l’outlook sulla crescita e le prospettive sulla domanda. L’anno scorso, il volume lordo delle emissioni ha toccato livelli record, ma gran parte di esse è riconducibile a rifinanziamenti, operazioni di riacquisto e offerte pubbliche, mentre l’emissione netta è stata di soli 141 miliardi di dollari. Inoltre, i Mercati Emergenti tendono a non finanziare emittenti con un rating inferiore a CCC. Effettivamente, le emissioni di bond CCC sono state circa lo 0% nel 2017, mentre negli Stati Uniti le obbligazioni high yield hanno rappresentato il 33% del totale.
  • L’obbligazionario emergente rappresenta circa il 16% delle obbligazioni globali. Nonostante i 110 miliardi di dollari di afflussi nel 2017, la maggioranza degli investitori resta sottopesato. Ci aspettiamo che i fattori tecnici continuino a dare sostegno a questa asset class, proprio grazie a questo sottopeso, e che gli investitori mostrino interesse verso un aumento dell’esposizione.

A livello di valutazioni, gli emergenti – con rendimenti medi del 5-6% – rimangono attraenti rispetto alle economie avanzate – prosegue Goodly – soprattutto considerando che quasi il 60% dei bond globali scambia sotto il 2%. Restiamo costruttivi nei confronti del debito emergente denominato in dollari, per via dei venti di coda ciclici e strutturali. Tuttavia, pensiamo che il maggiore potenziale in termini di rendimento spetti al debito emergente in valuta locale. Circa il 65% dell’indice in valuta locale è investment grade e l’aumento della crescita ha contribuito a stabilizzare i downgrade. Inoltre, i rendimenti medi del debito in valuta locale si aggirano sul 6%, con la possibilità potenziale di cogliere carry superiori in alcuni mercati selezionati.

Vediamo anche potenziale per guadagni sulle valute – prosegue Goodly – dato che le monete emergenti sono ancora in calo del 25% rispetto alle medie di metà 2013. Il dollaro potrebbe rafforzarsi in certi periodi, ma senza intraprendere un rally costante e sostenuto. In questo scenario persistono dei rischi. Anzitutto, l’inflazione e l’aumento dei tassi negli USA: qualsiasi accelerazione significativa e inattesa dell’inflazione statunitense potrebbe costringere la Fed ad alzare i tassi in modo più aggressivo, pesando sui mercati obbligazionari (non solo emergenti). Secondo, il rischio idiosincratico: quest’anno si terranno elezioni in più di 10 Paesi emergenti, inclusi Brasile, Messico e Sudafrica, che potrebbero alimentare l’incremento della volatilità e prospettare rallentamenti sul fronte della crescita, a seconda degli esiti. Infine, la politica statunitense: cambiamenti nelle politiche USA potrebbero presentare rischi sia per la crescita, sia sul fronte geopolitico.

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Argomenti: Mercati Emergenti

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