Bond: opportunità oltre il credito non governativo tradizionale

Rendimenti dei bond governativi e opportunità di investimento alla luce dei recenti cambiamenti di politica monetaria

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Rendimenti dei bond governativi e opportunità di investimento alla luce dei recenti cambiamenti di politica monetaria

Dopo un periodo relativamente stabile per i tassi di interesse e i rendimenti dei bond, con movimenti di ampiezza ridotta, dall’inizio dell’anno stiamo assistendo a un cambiamento particolarmente evidente nei bond governativi globali che ha influenzato i rendimenti dell’investment-grade, dato lo spread del credito molto ridotto. L’impatto non è stato così marcato sull’High Yield, anche se gli spread di questa classe hanno smesso di restringersi in diversi mercati in tutto il mondo.

I prezzi dei bond USA, del Regno Unito e dell’Europa si sono tutti svalutati rispetto ai precedenti livelli più elevati. Le curve dei rendimenti hanno anche cambiato struttura – osserva Tim Haywood, responsabile delle strategie obbligazionarie Absolute Return di GAM -; in Europa, la crescita dei rendimenti a tre anni ha superato la crescita degli equivalenti a un anno. Questo movimento è legato alla convinzione che il QE finirà a settembre di quest’anno, con sei mesi di pausa prima di un rialzo dei tassi di interesse; quando questi rialzi verranno introdotti saranno piuttosto significativi, dato che crediamo che il desiderio di tornare a interessi pari a zero e poi ad un segno positivo stia diventando forte.

 

I bund tedeschi

Il livello di crescita europeo è stato rivisto al rialzo di recente e il commento di Draghi in cui sostiene che nulla sia cambiato se non il tasso di crescita sembra voler ridimensionare l’importanza di questa transizione. I Bund sono stati il peggior segmento del reddito fisso in termini di perfomance l’anno scorso – sottolinea Haywood – a testimonianza del fatto che partendo da tassi molto bassi o da valutazioni importanti è difficile che l’asset class si comporti in linea con le aspettative.

L’ inflazione primaria sta dando segnali di ripresa in vari Paesi, in parte grazie all’aumento dei prezzi di materie prime e altri input a livello di produzione. Questo movimento è meno evidente nei dati sull’inflazione core, ma alcune rilevazioni di più ampio respiro, come ad esempio quella della New York Federal Reserve, mostrano una ripresa generale. Guardando avanti, i salari potrebbero crescere più rapidamente. Il principale sindacato tedesco (IG Metall), ad esempio, non ha ancora trovato un accordo per un aumento di stipendio per i suoi 3,6 milioni di membri. Se le richieste del sindacato venissero accettate avrebbero un effetto significativo sulle aspettative per l’inflazione europea.

 

Gli spread fra USA, Giappone ed Europa

È importante notare che il differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti da una parte e Giappone ed Europa (corretto in base all’inflazione) dall’altra sia fortemente correlato al cambio di Yen ed Euro rispetto al dollaro. A partire da settembre l’Euro è cresciuto, mentre il dollaro è rimasto debole – anche se il differenziale dei tassi reale suggeriva un Euro più debole. Questo significa – dice Haywood – che questa correlazione è venuta meno, oppure che l’Euro è sopravvalutato all’attuale valore. I dati di scambio mostrano che probabilmente non è così e che gli esportatori non si lamentano del livello a cui è la valuta. Se si ipotizza che i tassi USA siano sulla via della normalizzazione, e che l’inflazione dai due lati dell’Atlantico viene misurata in maniera simile, allora l’unico valore che risulta anomalo è quello relativo ai rendimenti dei bond europei – semplicemente troppo bassi. In Giappone lo spread tra Treasury USA e bond governativi giapponesi (JGB), e la relazione che questo ha con il cambio dollaro/yen è un fenomeno del 2018. I JGB a rendimento zero sono probabilmente un’anomalia e crediamo che i rendimenti dei titoli decennali dovrebbero eventualmente tornare a salire.

I bond emergenti sono stati interessati da un rally importante negli ultimi due anni, nonostante la debolezza di alcune aree come l’Ungheria. In ambito di credito corporate, buoni risultati sono stati dati dal credito asiatico relativo agli USA, dai finanziari anglosassoni e da una serie di bond corporate, di breve durata e callable negli Stati Uniti, molto interessanti data la situazione attuale in cui i Treasury USA a cinque anni rendono il 2,5%. Continuiamo a cercare alternative al credito non governativo tradizionale – conclude Haywood – che viene scambiato ai prezzi più elevati e con i rendimenti più contenuti di questo secolo.

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Argomenti: Macroeconomia