Bond e minibond: piccoli prestiti al palo

Minibond e piccoli prestiti faticano a prendere piede. Avvantaggiate le società di grosse dimensioni a discapito di quelle piccole e non quotate

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Minibond e piccoli prestiti faticano a prendere piede. Avvantaggiate le società di grosse dimensioni a discapito di quelle piccole e non quotate

«In questi quattro anni di governo abbiamo fatto tanto per supportare la crescita dell’economia reale. Dalla normativa sui minibond alle modifiche successive alla legge sulle cartolarizzazioni, agli incentivi fiscali per gli investimenti in startup, alle norme sull’equity crowdfunding. E come ultima iniziativa abbiamo promosso i Pir, che hanno avuto un successo eclatante Ma restano da portare sempre più risparmi degli italiani sulle società non quotate».

Così Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Economia e delle finanze, giovedì 11 gennaio nel suo intervento alla giornata celebrativa del primo Elite Basket Bond. Ma quello che si è visto sinora nella pratica è meno confortante: il mercato del cosiddetto private debt, cioè debito emesso da società non quotate, vede come protagonisti emittenti molto grandi, seppure privati, con le vere pmi che certo stanno via via prendendo sempre più dimestichezza con il concetto di minibond, ma con gli investitori istituzionali che, potendo scegliere, tendono a investire in asset quanto più liquidi. Così i numeri dicono tutto.

L’anno scorso hanno raggiunto quota 7 miliardi di euro le emissioni obbligazionarie emesse da società non quotate. Ma ben 5,74 miliardi si riferiscono a emissioni di dimensioni superiori ai 100 milioni, per un totale di 16 bond, e quindi per definizione difficilmente riferibili a piccole e medie imprese. Tra gli emittenti ci sono Esselunga, Mercury (la holding di Nexi, ex Icbpi), 2iRete Gas, Manutencoop, Ntv, ma anche l’Inter, giusto per elencarne alcune. Il calcolo emerge dal database di BeBeez e riguarda le sole emissioni rese pubbliche nel 2017, sia quelle quotate su ExtraMot Pro o altre borse sia quelle non quotate.

Se poi si restringe l’ottica di osservazione ai bond di dimensioni sino ai 50 milioni, il totale delle emissioni si porta a 654 milioni, spalmati su 80 bond, con invece 613 milioni di bond di dimensioni intermedie, ma non per questo riferibile ad aziende di medie dimensioni. Per esempio, il quest’ultimo gruppo ricadono i due bond del Milan e anche il bond di Granarolo. Ma in questo gruppo si ritrovano anche emissioni di società in portafoglio a fondi di private equity come Savio (Alpha Private Equity) e N&W Global vending (Lone Star) o Isoclima (Stirling Square Capital). Le 80 emissioni di minibond sino ai 50 milioni ciascuna, invece, sono proprio l’esempio tipico dei titoli che il governo aveva in mente quando a suo tempo ha varato la normativa sui minibond, con emissioni che in alcuni casi sono sotto quota 500 mila euro e che nella maggior parte dei casi non superano i 5 milioni. Soltanto nove bond superano i 20 milioni di euro.

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Argomenti: Minibond

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