Bond Mercati Emergenti: tre ragioni per essere ottimisti, ma la prudenza resta d’obbligo

Secondo gli analisti i mercati emergenti possono offrire buone soddisfazioni. La crisi di Venezuela e Argentina però devono far riflettere sui rischi.

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Secondo gli analisti i mercati emergenti possono offrire buone soddisfazioni. La crisi di Venezuela e Argentina però devono far riflettere sui rischi.

I Mercati Emergenti stanno attraversando una fase interlocutoria. Da una parte ci sono le politiche accomodanti delle banche centrali che potrebbero dare nuovo impulso alla crescita dei Paesi emergenti, dall’altro monta l’incertezza generale derivante dai segnali di recessione globale e dalla crisi scoppiata in Venezuela e Argentina che tengono lontani gli investitori dagli asset più rischiosi.

Come dovrebbero comportarsi quindi gli investitori? Quali rischi si corrono a perseguire rendimenti sopra la media investendo in aree geografiche ancora affette da turbolenze finanziarie? Stando all’azione intrapresa da Fed e Bce, vi sono oggi tre motivi per essere più ottimisti che pessimisti sui Mercati Emergenti – dice Andrew Keirle, gestore del fondo T.

Rowe Price Emerging Markets Local Currency Bond.

Perché essere ottimisti sui mercati emergenti

1) Le asset class emergenti potrebbero vedere nuovi afflussi. In un mondo di rendimenti bassi o negativi nei Mercati Sviluppati, gli Emergenti possono continuare ad attrarre gli investitori rappresentando una fonte sempre più rara di income reale (aggiustato per l’inflazione) positivo. Inoltre, gli Emergenti sono ancora sottopesati nei portafogli. Infatti, nonostante gli afflussi costanti registrati all’inizio del 2019, l’allocazione da parte degli investitori retail non è ancora tornata ai livelli precedenti al periodo di volatilità del 2018. I segnali di un atteggiamento più da ‘colomba’ da parte delle principali banche centrali potrebbero cambiare le cose: dopotutto, i dati storici mostrano che gli Emergenti performano bene nelle fasi in cui la Fed tagli i tassi.

2) Le valutazioni dei Mercati Emergenti sono ancora attraenti. Pur non essendo più a buon mercato come all’inizio dell’anno, le valutazioni in molti casi sono migliorate rispetto a quelle dei Mercati Sviluppati. Inoltre, i prezzi degli asset non riflettono ancora i potenziali miglioramenti nell’outlook per la crescita qualora lo stimolo dovesse essere efficace, né le possibili misure di stimolo ulteriori da parte della Cina.

3) Gli asset emergenti in valuta locale potrebbero farsi notare. Se la Fed rimarrà ‘colomba’ e la crescita emergente non verrà meno, il dollaro probabilmente si indebolirà rispetto alle valute emergenti.

I bond in valuta locale e il forex potrebbero presentare alcune opportunità molto interessanti se la forza del biglietto verde dovesse venire meno nel prossimo ciclo dopo quasi sette anni.

I rischi che occorre monitorare

Per converso, è bene restare in guardia circa i potenziali cambiamenti di orientamento delle politiche monetarie o dell’outlook economico – dice Keirle – che potrebbero avere effetti negativi sugli Emergenti.  I rischi sono sostanzialmente di tre tipi.

1) Innanzitutto, gli asset emergenti soffrirebbero se i mercati perdessero fiducia nella capacità delle banche centrali di far ripartire la crescita.

2) Viceversa, la crescita potrebbe migliorare più in fretta del previsto, spingendo le banche centrali ad adottare politiche accomodanti meno incisive rispetto alle attese. Ciò sarebbe preoccupante per i Mercati Emergenti, dato che la maggior parte del rally della prima metà del 2019 si è basato sull’aspettativa di tagli dei tassi da parte dei banchieri centrali emergenti. Un miglioramento dell’outlook di crescita sarebbe favorevole nel lungo periodo, ma qualunque svolta repentina da ‘falco’ delle politiche monetarie potrebbe innescare ondate di volatilità a breve termine.

3) Infine, il dollaro potrebbe iniziare un altro periodo di forza, se i dati economici USA dovessero sorprendere al rialzo o al ribasso. È la teoria del ‘dollar smile’: il biglietto verde tende a rafforzarsi nei periodi di crescita statunitense molto forte o molto debole. Un deterioramento significativo dell’economia innescherebbe una corsa agli asset sicuri, come il dollaro. Allo stesso tempo, una ripresa dell’economia farebbe affluire capitale, facendo rivalutare il dollaro, con la Fed che adotterebbe probabilmente un atteggiamento più hawkish.

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