Bond India in rally, ecco perché il mercato si butta sul debito di Nuova Delhi

Rendimenti indiani in discesa con il crollo del petrolio sui mercati internazionali. Ecco perché la crisi della materia prima impatta favorevolmente sull'obbligazionario di Nuova Delhi.

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Rendimenti indiani in discesa con il crollo del petrolio sui mercati internazionali. Ecco perché la crisi della materia prima impatta favorevolmente sull'obbligazionario di Nuova Delhi.

Seduta positiva per i titoli di stato indiani. Il rendimento a 10 anni è sceso di circa 11 centesimi al 6,065%, il livello più basso da 11 anni. Bene anche la scadenza a 2 anni, passata dal 5,25% al 5,18%. Quest’anno, il primo ha perso quasi mezzo punto percentuale, la seconda quasi una sessantina. Il crollo dei rendimenti sta avvenendo in concomitanza con il rallentamento economico, con il pil atteso per quest’anno in crescita del 5,4%. Tuttavia, quanto sta avvenendo in queste settimane sui mercati agevola gli investimenti sull’obbligazionario di Nuova Delhi. A febbraio, il tasso d’inflazione risulta salito al 7,60%, mentre la Reserve Bank of India (RBI) ha tagliato i tassi al 5,15%.

Capitali dal Medio Oriente all’India?

Stando a questi dati, i tassi reali risultano negativi di quasi 2 punti e mezzo, legando le mani alla RBI nel caso in cui l’economia dovesse necessitare di un ulteriore allentamento monetario. Ma il crollo delle quotazioni petrolifere fa tirare un sospiro di sollievo, in quanto riduce in prospettiva il costo dell’energia importata (82% del greggio consumato), riducendo la pressione sui prezzi interni e permettendo all’inflazione di decelerare, ricostituendo qualche margine a favore dell’istituto.

Per questo, i bond indiani stanno apprezzandosi e i loro rendimenti stanno calando. Ad esempio, il biennale adesso rende intorno allo stesso livello dei tassi, suggerendo che il mercato si aspetterebbe un loro mantenimento e non più un rialzo come fino a qualche seduta fa. Per contro, il tasso di cambio continua a indebolirsi contro il dollaro, attestandosi oggi al nuovo minimo storico di oltre 74 e cedendo quasi il 4% quest’anno. La rupia indiana debole limita i guadagni possibili per i bond, sia perché riduce gli afflussi dei capitali esteri, sia anche per l’impatto frenante che avrebbe sul calo dell’inflazione.

Prospettive favorevoli per i bond indiani

Il governo Modi sta ipotizzando una serie di misure per attrarre maggiori investimenti dall’estero sui bond sovrani, tra cui l’emissione di una categoria speciale di titoli senza limitazioni per il canale “off-shore” o con limitazioni più elevate rispetto al 6% massimo che ad oggi può essere detenuto da soggetti stranieri. In alternativa, si pensa anche ad alzare drasticamente la soglia per tutti i bond, così da consentire agli indici obbligazionari internazionali, come il Barclays Bloomberg Aggregate Bond Index, di inserirli e farvi fluire così maggiore liquidità.

Per il resto, sembra che sia il crollo dei rendimenti americani a spronare agli acquisti di bond indiani. Oggi, ad esempio, un decennale di Nuova Delhi offre oltre 5 punti e mezzo in più di un Treasury di pari durata, circa una settantina di centesimi in più rispetto a solamente un mese fa. In altre parole, il mercato indiano si sta rivelando più allettante, pur dovendo fare i conti con un rischio di cambio non indifferente ai fini della performance effettiva. Ma se le previsioni del governo si rivelassero corrette, cioè se nell’anno fiscale che inizierà dal prossimo mese di aprile l’India importerà 225 milioni di tonnellate di petrolio, ai prezzi attuali il costo scenderebbe a 54 miliardi di dollari, oltre la metà dei 112 miliardi spesi nell’anno passato. I risparmi si tradurrebbero in un miglioramento delle partite correnti, sostenendo il cambio e, di conseguenza, gli stessi acquisti di bond dall’estero.

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