Bond in dollari di Istanbul per costruire 5 linee metro, ecco rischi e condizioni

La municipalità di Istanbul, capitale economica della Turchia, ha dato mandato alle banche per emettere un'obbligazione in dollari. L'offerta presenta rischi e opportunità.

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Bond in dollari di Istanbul in arrivo

A inizio settimana, la Municipalità Metropolitana di Istanbul ha dato mandato a un gruppo di banche per emettere le sue prime obbligazioni in dollari USA. Ad occuparsi dell’operazione sono BNP Paribas, JP Morgan, Nomura e Société Générale come joint bookrunners e ING in qualità di lead managers. Il bond avrà scadenza a 5 anni e importo massimo di 700 milioni di dollari, pari a circa 554 milioni di euro. Sarà unsecured e non subordinato e con rating assegnati da Fitch e Moody’s all’emittente rispettivamente BB- (outlook negativo) e B2. Si tratta di debito “junk” o “spazzatura”, per dirla informalmente.

E Fitch ha giustificato il suo giudizio basso con il fatto che esso sia limitato da quello assegnato alla Turchia e allo stesso tempo per via del peso del debito pari al 131% rispetto alla media degli emittenti che si collocano nella stessa categoria di rating, ragione per cui a Istanbul spetta il gradino più basso della stessa.

Il bilancio preliminare in equilibrio per quest’anno stima le entrate della città in 14,9 miliardi di lire (1,58 miliardi di euro), in linea con quelle del 2019. Istanbul ha un debito per il 70% denominato in euro e non protetto contro il rischio di cambio, per cui i suoi conti risultano esposti alla volatilità della lira, che contro la moneta unica quest’anno è arrivata a perdere oltre il 30%. I proventi della raccolta saranno destinati alla costruzione di nuove cinque linee della metropolitana.

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Rischi delle obbligazioni in dollari di Istanbul

Istanbul è la capitale economica della Turchia, oltre che la sua area più avanzata. In essa risiede un quinto dell’intera popolazione nazionale.

Le emissioni degli enti locali offrono generalmente rendimenti superiori di quelli sovrani. Il quinquennale in dollari turco, scadenza 16 febbraio 2026 e cedola 5,20% (ISIN: XS1909184753), ieri quotava sopra 105 e offriva così un rendimento del 4%. Dovremmo supporre, quindi, che il bond in corso di emissione di Istanbul debba rendere qualcosa di più.

Per gli investitori dell’Eurozona significa esporsi a un doppio rischio: di cambio e di credito. Il secondo va considerato medio-alto, anche a causa della volatilità della lira che impatta negativamente sulla capacità del sistema turco (pubblico e privato) di ottemperare alle scadenze con riserve valutarie sempre più esigue e debiti esteri a breve termine nettamente più elevati. Quanto al primo, il cambio euro-dollaro è atteso in rafforzamento nei prossimi anni e ciò implica il sostenimento di perdite molto probabili in conto capitale. Le cedole da qui alla scadenza e il valore nominale del titolo alla data fissata per il rimborso rischiano di risultare (in euro) inferiori rispetto a oggi, deprimendo il rendimento effettivo.

E occhio alle tensioni geopolitiche che attraversano la Turchia in misura crescente negli ultimi tempi. La Francia guida il fronte di chi vorrebbe che l’Unione Europea comminasse sanzioni contro Ankara per le sue manovre provocatorie al largo delle acque dell’Egeo ai danni della Grecia. Infine, bisogna fare i conti anche con l’erratica politica monetaria, che risente delle ingerenze politiche e che solo nelle ultime settimane sembra decisa a combattere l’inflazione, da mesi tornata a doppia cifra.

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