Bond in calo, cos’è la ‘collera dei mercati’ e perché (forse) sta tornando

La "collera" del mercato sull'obbligazionario sta tornando? I rendimenti sono in risalita e già nel 2015 abbiamo vissuto un trend simile. Ecco perché e quali sono le cause.

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Per la prima volta da luglio, i rendimenti dei bond a 10 anni della Francia ieri sono risaliti in territorio positivo e lo stesso hanno fatto dopo quasi 3 mesi e mezzo quelli a 20 anni della Germania. Sopra i 20 anni, la curva dei Bund è tornata sopra lo zero.

Agli inizi dell’agosto scorso era scesa interamente in territorio negativo per la prima volta nella sua storia. E il decennale tedesco risulta offrire il rendimento più alto da 3 mesi e mezzo a questa parte, cioè in area -0,33%, ma con punte massime arrivate ieri al -0,30%. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, era sprofondato fino al -0,70%.

Poiché i rendimenti si muovono in direzione opposta rispetto ai prezzi, significa che questi ultimi stanno diminuendo. In altre parole, il mercato sta vendendo titoli a reddito fisso nelle ultime settimane. E tra gli analisti si parla già di un secondo “market tantrum”, quella “collera dei mercati” che nell’Eurozona si è presentata nella primavera del 2015, subito dopo l’avvio degli acquisti di assets da parte della BCE con il “quantitative easing”. Un fenomeno simile si era verificato un paio di anni prima negli USA, sempre a partire dalla tarda primavera, quando l’allora governatore Ben Bernanke aveva annunciato che avrebbe avviato la fine degli stimoli monetari entro l’anno.

La “collera” portò nell’uno e nell’altro caso all’esplosione dei rendimenti, più accentuata per i Treasuries. Nel caso dell’Eurozona, ciò fu dovuto all’avvertimento della BCE che non avrebbe verosimilmente più tagliato i tassi. Anche stavolta, sembra che il rialzo dei rendimenti abbia a che fare con le aspettative non ribassiste sui tassi del mercato. In altre parole, non ci si aspetta più che Francoforte abbassi il costo del denaro o annunci nuove misure di accomodamento monetario oltre a quelle già varate a settembre. In buona sostanza, avremmo già toccato il fondo, salvo sorprese.

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Le buone notizie che colpiscono i bond

A contribuire negativamente sono paradossalmente le buone notizie arrivate negli ultimi giorni.

USA e Cina sarebbero sempre più vicine a trovare un accordo commerciale per evitare l’escalation dei dazi, mentre gli ordini industriali in Germania sono aumentati in misura consistente a settembre (+1,3% m/m), attenuando il pessimismo sulla prima economia europea. Inoltre, per quanto le elezioni anticipate nel Regno Unito creino ulteriori incertezze sulla Brexit, lo scenario di un’uscita dall’Unione Europea senza accordo sembra essere tramontato nelle ultime settimane. Semmai, il premier uscente Boris Johnson punta a fare approvare in Parlamento quello raggiunto faticosamente con i commissari.

Per le obbligazioni, “good news is bad news”, cioè le buone notizie spronano a vendere, in quanto elevano l’appetito per il rischio e incentivano gli investimenti nel comparto azionario. La sensazione sembra, inoltre, che il mercato non ne possa più di finanziare in perdita governi e persino imprese, cercando “yield” tra le obbligazioni più rischiose per rating o provenienza geografica, buttandosi tra l’altro sugli emergenti. Questo di per sé non esclude che i bassi rendimenti attuali possano trascinarsi per mesi, se non anni. Si veda in proposito proprio cosa accadde dopo la collera del 2015. Alla risalita è seguita la brusca discesa dei rendimenti fino alla tarda estate del 2016, a sua volta seguita dall’impennata fino allo scorso autunno, quando gli investitori sono tornati a scontare una BCE più espansiva. Forse, abbiamo toccato semplicemente il fondo e, forse, in futuro si scaverà ancora.

Nemmeno i corporate bond ci salvano più dai rendimenti negativi

giuseppe.ti[email protected] 

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