Bond Grecia, riapertura emissioni a 5 e 30 anni: ecco le condizioni dei titoli in offerta

La Grecia sta per collocare sul mercato nuove tranche dei suoi bond a 5 e 30 anni. Occasione per investire?

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Bond Grecia, emissioni a 5 e 30 anni

La Grecia ha dato mandato nella giornata di ieri ad Alpha Bank, Barclays, Citi, Commerzbank e Morgan Stanley di riaprire il collocamento dei bond con durata rispettivamente a 5 e 30 anni. Saranno emesse nuove tranche del titolo con scadenza 12 febbraio 2026 e zero coupon (ISIN: GR00114032577) e del titolo con scadenza 24 gennaio 2052 e cedola 1,875% (ISIN: GR0138017836).

Stando al comunicato del Tesoro di Atene, l’emissione avverrà subito. Dovremmo supporre che sia già in corso. Formalmente, la Grecia non ha bisogno di rivolgersi al mercato per raccogliere nuovi capitali. Dispone di liquidità abbondante, frutto dei prestiti internazionali ricevuti nel 2015 e non utilizzati, così come dei capitali raccolti negli ultimi anni con emissioni a medio-lungo termine.

Bond Grecia, rendimenti molto bassi

Il ricorso al mercato è da addebitare alla volontà del governo di sfruttare i bassi costi spuntati in questa fase. In effetti, mettere fieno in cascina di questi tempi conviene. Pensate che il bond 2026 offriva ieri un rendimento del -0,06%. La quotazione si attestava, infatti, di poco sopra la pari, a 100,27. E non stacca cedola fino alla scadenza. In sostanza, chi presta soldi ad Atene, deve “pagare” per tale privilegio.

Rendimenti molto contenuti anche per la scadenza a 30 anni. Il bond 2052 offriva ieri un rendimento dell’1,51%. In chiusura, la quotazione di attestava a 108,75. Aveva debuttato sul mercato a marzo a meno di 100. Da allora, i guadagni sfiorano la doppia cifra. Resta il fatto che la Grecia ha un debito pubblico sopra il 200% del PIL.

Per contro, la politica monetaria ultra-espansiva della BCE, unitamente a un governo ellenico d’impronta europeista, sta tenendo i costi di rifinanziamento molto bassi. Si tenga anche conto che l’inflazione nel paese sia ben inferiore ai livelli medi dell’Eurozona.

A luglio, risultava in crescita all’1,4%. Questo significa che i rendimenti reali offerti qui siano maggiori di quanto appaiano per gli investitori domestici. Ad esempio, il decennale viaggia in area -0,65% contro il -1,4% dell’Italia. Il nostro BTp, a fronte di un rendimento nominale di quasi 10 punti base inferiore, sconta un’inflazione al 2,1%.

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