Bond Grecia, nuovi guadagni in vista e rendimenti negativi sulla scadenza a 3 anni

Rendimenti in Grecia ai minimi storici e attesi in ulteriore calo nei prossimi mesi, fin sotto i livelli della curva dei BTp. Diverse le ragioni tecniche favorevoli ai nuovi guadagni.

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Rendimenti in Grecia ai minimi storici e attesi in ulteriore calo nei prossimi mesi, fin sotto i livelli della curva dei BTp. Diverse le ragioni tecniche favorevoli ai nuovi guadagni.

Non si arresta il rally delle obbligazioni di stato della Grecia. Il rendimento decennale è sceso ormai piuttosto stabilmente sotto l’1%, mentre non si arriva nemmeno all’1,75% per la scadenza più lunga, quella a 25 anni. La curva sovrana ellenica si è grosso modo normalizzata, pur restando la più generosa nell’Eurozona. Per poco, però, almeno stando agli analisti di Citigroup, secondo i quali lo spread con i Bund della Germania scenderà a 90 punti base entro la fine dell’anno, meno dei 100 precedentemente attesi. E con il Treasury di pari durata, si arriverebbe a -65 bp. In assenza di contestuali miglioramenti nella curva italiana, quindi, Atene scavalcherebbe Roma, anche perché per DZ Bank essa offrirebbe agli investitori un migliore rapporto tra rischio e rendimento.

Pioggia di denaro sulla Grecia

Esistono diverse ragioni tecniche a favore dell’obbligazionario ellenico. Ad esempio, Citi si aspetta che a luglio Fitch promuova i bond sovrani di Atene di due gradini, riportandoli in area “investment grade”. A gennaio, l’agenzia li ha promossi di un gradino a “BB” con prospettive positive, lasciando intravedere un ulteriore miglioramento del suo giudizio. La mossa servirebbe alla BCE per inserire i titoli di stato della Grecia nel suo programma di acquisti, noto come “quantitative easing”. Per non parlare dei fondi internazionali, che potrebbero finalmente acquistarli per aumentare il rendimento complessivo di portafoglio.

E ci sono le banche greche. Le loro emissioni di obbligazioni subordinate nelle ultime settimane hanno confermato il ritorno della fiducia tra gli investitori nei loro confronti. Adesso, le indiscrezioni vogliono che già da marzo la BCE elimini il tetto imposto con la crisi del 2015 alle detenzioni di bond sovrani domestici e fissato complessivamente a 9,5 miliardi di euro.

Questo limite risulta raggiunto, per cui ad oggi le banche non possono aumentare le esposizioni verso lo stato, dovendo prima attendere che scadano i titoli in portafoglio per acquistarne di nuovi e per un ammontare non superiore.

Il fattore banche

Con la rimozione del limite, si calcola che saranno in grado di acquistare bond per un controvalore di altri 7-8 miliardi. Sarebbe un ulteriore tonificante per i titoli del Tesoro, i quali già hanno attratto domanda record a gennaio con l’emissione di un nuovo “benchmark” a 15 anni, il più lungo mai collocato sul mercato nell’ultimo decennio. Tra le ipotesi riguardo alle prossime emissioni, parrebbe che l’Agenzia di gestione del debito pubblico punti a una seconda tranche della scadenza 2035 e al lancio di due nuovi bond, rispettivamente a 7 e 10 anni. Pochi i miliardi che verrebbero ancora raccolti entro la fine dell’anno. Per questo, la prospettiva che si consenta alle banche domestiche di accrescere le loro esposizioni quasi rassicura sulla ulteriore crescita delle quotazioni, ossia sullo sgonfiamento della curva ai livelli italiani, se non al di sotto di essi.

Peraltro, le stesse banche beneficerebbero della svolta, potendo inserire in portafoglio titoli più remunerativi, anziché parcheggiare la liquidità in eccesso a Francoforte, dove vengono imposti tassi negativi dello 0,50%, pur sulle giacenze oltre le sei volte superiori ai minimi obbligatori regolamentari. Questione di tempo per DZ Bank ed “entro pochi giorni” dovremmo assistere a una discesa dei rendimenti in area negativa per i bond a 3 anni. In effetti, prendiamo il titolo a tasso fisso del 3,50% e scadenza gennaio 2023 (ISIN: GR0114030555): ieri, offriva appena lo 0,20%, un anno fa il 2,20%. Da settembre, quota all’interno della stretta banda di oscillazione 109,50-110,50. Un minimo apprezzamento farebbe scivolare il rendimento sottozero, in linea con i livelli del BTp di pari durata.

E ora alla Grecia mancano solo i rendimenti negativi dei bond

giuseppe.timpo[email protected] 

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