Bond Grecia, guadagni e rischi dopo la vittoria dei conservatori alle elezioni di ieri

I titoli di stato della Grecia accelerano la corsa dopo la vittoria dei conservatori di ieri alle elezioni politiche, anche se l'euforia non dovrebbe distogliere la nostra attenzione dai seri rischi che gravano sull'obbligazionario ellenico.

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I titoli di stato della Grecia accelerano la corsa dopo la vittoria dei conservatori di ieri alle elezioni politiche, anche se l'euforia non dovrebbe distogliere la nostra attenzione dai seri rischi che gravano sull'obbligazionario ellenico.

Kyriakos Mitsotakis sarà il nuovo premier della Grecia, dopo avere vinto con quasi il 40% dei consensi le elezioni politiche di ieri, battendo per circa 8 punti SYRIZA, la formazione della sinistra radicale del premier uscente Alexis Tsipras, al governo da 4 anni e mezzo.

Rally delle obbligazioni, con i rendimenti decennali ad avere toccato un minimo intraday del 2,014%, risalendo a metà seduta in area 2,10-11%, mentre il quinquennale è arrivato ad offrire l’1,06% e attualmente si aggira intorno all’1,14%. La vittoria dei conservatori sembra un’ottima notizia per i bond ellenici, viste le inclinazioni più “market friendly” del nuovo premier e le sue promesse elettorali, che vanno nella direzione di stimolare la crescita tramite maggiori investimenti pubblici e minori tasse.

Perché i bond della Grecia doppiano i BTp sui mercati nelle ultime settimane

Già oggi, i titoli di Atene rendono come se possedessero un rating “investment grade”, sebbene sia a tutt’ora classificati come “junk” o “spazzatura” da tutte le agenzie internazionali di valutazione. E’ come se il mercato si fosse portato avanti, scontando con qualche anno di anticipo gli “upgrade” in favore del rating sovrano della Grecia. Essi arriverebbero nel caso di miglioramento delle condizioni economiche nazionali, cioè se i tassi di crescita accelerassero, il rapporto debito/pil scendesse dal 180% attuale e i conti pubblici si mostrassero solidi anche con il graduale ritorno del Tesoro sui mercati.

In teoria, il fatto che la BCE varerà probabilmente presto un secondo round di “quantitative easing” non dovrebbe interessare direttamente i bond ellenici, in quanto questi non possono essere acquistati da Francoforte, essendo giudicati speculativi. Tuttavia, la maggiore liquidità disponibile sui mercati ridurrebbe ulteriormente i rendimenti nell’Eurozona, spostando i capitali verso i bond, come quelli della Grecia e i nostri BTp, ancora altamente remunerativi.

Occhio ai fattori di rischio

Inoltre, se il prossimo governatore Christine Lagarde notasse una sincera propensione alle riforme da parte del nuovo governo, potrebbe decidere di premiarlo, inserendone i bond tra gli assets acquistabili. E proprio la Lagarde, da responsabile del Fondo Monetario Internazionale negli anni della dura gestione dei “bail-out” internazionali, ha più volte fatto pubblicamente “mea culpa” per gli errori commessi dalla Troika (UE, BCE e FMI) in Grecia, per cui i sensi di colpa e la volontà di cancellare anni di tensioni con Atene la indurrebbero a compiere passi inediti e di “generosità”.

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Attenzione a fare solo festa, però. Più investimenti pubblici e meno tasse, a parità di spesa corrente, significano più deficit. E non è quello di cui la Grecia avrebbe bisogno per tagliare il suo grado di indebitamento. La scommessa di Mitsotakis consiste nel centrare un avanzo primario al 2,5% del pil (contro il 3,5% concordato con la Troika per il prossimo triennio), stimolando la crescita e recuperando per tale via gettito fiscale. Ma siamo sicuri che ne avrà i margini, se è vero che la stessa Banca di Grecia stima che per quest’anno l’avanzo primario si attesterà al 2,9%, al netto di possibili interventi espansivi del governo?

E se è vero che le condizioni monetarie nell’Eurozona diverranno ancora più accomodanti, facendo un favore a economie deboli come la Grecia, ciò è dovuto per un rallentamento della congiuntura, che sta colpendo persino, se non particolarmente, il cuore dell’area, a partire dalla Germania. E difficile che la Grecia cresca, se il resto dell’unione monetaria rallenta. A rischio vi sarebbe proprio il settore che ha trainato in questi anni la sua economia, cioè il turismo, mentre consumi e investimenti privati restano al palo, con questi ultimi a risentire negativamente della mole enorme di crediti andati in malora e in pancia alle banche del paese. Per tutte queste ragioni, crediamo che il rally dei bond in Grecia non sia finito, ma invitiamo alla prudenza, essendo diversi i fattori di rischio che vi gravano.

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