Bond Grecia, due scadenze a 15 anni con rendimenti profondamente diversi

Obbligazioni di stato della Grecia più vicini al traguardo "investment grade" e dalla BCE arrivano segnali di apertura sugli acquisti. E il bond 2035 emesso da pochi giorni scende di rendimento, distanziando nettamente quello del 2012.

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Obbligazioni di stato della Grecia più vicini al traguardo

Christine Lagarde apre agli acquisti dei bond della Grecia, mostrandosi fiduciosa dei progressi compiuti sul fronte economico, così che la BCE possa inserire i titoli emessi da Atene nel suo portafoglio sulla base dei criteri adottati. E dopo la promozione di Fitch a “BB”, i mercati finanziari scontano con probabilità crescenti che il debito sovrano ellenico torni in area “investment grade”.

Il governo scommette che ciò accada entro la metà del prossimo anno, sebbene parte degli analisti sia più cauta sui tempi. Quando il rating IG verrà riacciuffato, però, i fondi d’investimento internazionali potranno tornare a comprare carta della Grecia.

I rendimenti a 10 anni sono scesi al minimo storico dell’1,14% una settimana fa, viaggiando adesso poco sopra. Con questi dati, aumentano le probabilità che il Tesoro sia in grado nel 2021 di rimborsare anticipatamente altri 2 miliardi di prestiti del Fondo Monetario Internazionale, i cui tassi d’interesse ammontano all’1,8%. Affinché l’operazione possa realizzarsi, serve il via libera dei creditori pubblici europei, i quali lo daranno solo quando la Grecia sarà in grado di rifinanziarsi sui mercati a costi inferiori di quelli rimpiazzati.

A gennaio, è stato emesso il bond più longevo dall’avvio della crisi finanziaria del 2008, cioè con scadenza di 15 anni. L’emissione è stata un grande successo, esitando un rendimento dell’1,91%, pur di poco superiore, però, al costo dei prestiti dell’FMI. Lo stesso bond 4 febbraio 2035 e con cedola 1,8750% (ISIN: GR0128016731) ieri quotava in area 102,35 ed esitava così un rendimento dell’1,68%. A tali livelli, al Tesoro greco converrebbe effettuare nuove emissioni di questa scadenza, ottenendo sia un costo di rifinanziamento inferiore a quello sostenuto sui prestiti dell’FMI da rimpiazzare e sia un allungamento della durata media del debito pubblico, attestatosi nel 2019 al 185% del pil.

Pioggia di denaro sulla Grecia, emesso il primo bond a 15 anni 

Il bond 2035 figlio della ristrutturazione

Non esiste solo questo titolo in scadenza nel 2035. Pochi giorni dopo, esattamente in data 24 febbraio, arriva a maturità un’altra obbligazione, emessa nel 2012 (ISIN: GR0138007738). Essa ha cedola crescente e quota intorno a 127.

Debuttò sul mercato come frutto dell’accordo di ristrutturazione di ben 200 miliardi di euro di bond in mano ai creditori privati, che quell’anno subirono un “haircut” del 53,5% e l’allungamento delle scadenze da 11 a 30 anni. In altri termini, ai titolari dei bond venne tagliato il valore nominale e quel 46,5% loro rimasto è stato suddiviso in 20 titoli con scadenza progressiva annuale dal 2023 al 2042. Il bond 2035 di cui sopra offre oggi un rendimento del 2,15%, nettamente superiore a quello emesso a gennaio.

Probabile che il maggiore rendimento di ben circa mezzo punto percentuale debba ascriversi alle vendite dei possessori, i quali cercano di rientrare nelle perdite subite otto anni fa, disinventendo prima della data del rimborso a quotazioni molto più alte, sestuplicate rispetto alla data di emissione. Chi li acquistò sul secondario, ad oggi ha guadagnato circa il 540%, qualcosa come il 25% all’anno. Si morderanno le mani quanti li rivendettero subito per monetizzare e cercare, a modo loro, di limitare le perdite, sfiduciati dalle prospettive per gli anni futuri. Quanti, invece, li hanno tenuti in portafoglio con pazienza e una dose di coraggio, avranno realizzato guadagni nell’ordine del 27%, non tantissimo, ma almeno hanno potuto così ridurre le perdite accusate con l'”haircut”.

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