Bond Grecia corrono, ecco come la BCE riuscirebbe a gonfiarne i prezzi ancora di molto

Ecco perché il mercato scommette da mesi sui bond della Grecia e come vincerebbe grazie alla BCE. Determinante sarà l'esito delle elezioni anticipate tra due domeniche.

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Ecco perché il mercato scommette da mesi sui bond della Grecia e come vincerebbe grazie alla BCE. Determinante sarà l'esito delle elezioni anticipate tra due domeniche.

Nessun bond nell’Eurozona ha corso tanto quanto quelli della Grecia negli ultimi mesi. Il rendimento a 10 anni di Atene è crollato dal 3,75% dell’ultima seduta del 2018 all’attuale 2,55%, ma nei giorni scorsi sono arrivati a toccare il 2,40%. Il quinquennale è sceso, pur per poco, sotto l’omologo BTp e al momento viaggia all’1,36%. Il titolo più longevo, con durata residua di 35 anni, non arriva ad offrire ormai il 3,50%. Parliamo di titoli del debito pubblico di un’economia devastata dalla crisi del 2008 e che ne ha falcidiato il pil per oltre un quarto, classificati come “spazzatura” da tutte le agenzie di rating.

Il rapporto debito/pil si attesta ancora al 180%, nonostante la cancellazione (“haircut”) nel 2012 di ben 107 miliardi di euro di debito in mano ai creditori privati e il mancato pagamento fino al 2022 degli interessi e del capitale ai creditori pubblici europei (UE e BCE), detentori di oltre l’80% dell’intero debito. Tuttavia, il mercato scommette senza freni sulla vittoria di Nuova Democrazia (ND) alle elezioni politiche per il 7 luglio, dopo che SYRIZA ha perso con 10 punti di svantaggio nei confronti della formazione conservatrice le europee di maggio, forzando il premier Alexis Tsipras ad anticipare il voto di 3 mesi.

Il leader di ND, Kyriakos Mitsotakis, promette una politica di stimolo della crescita e di riforme economiche, puntando “entro il primo mese” al taglio delle tasse sugli utili delle imprese dal 29% del 2018 al 20%. Egli ha invocato un abbassamento dell’avanzo primario, superiore al 4% del pil lo scorso anno e a fronte di un target del 3,5% concordato con i creditori pubblici, a non oltre il 2,5% per il prossimo triennio. Lo stesso governo Tsipras ha abbassato l’obiettivo al 2,5%, ma senza accordo con Bruxelles e per aumentare perlopiù alcune voci di spesa, come le pensioni, nonché per bloccare la riduzione della “no tax area” per i redditi delle persone fisiche.

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Il fattore BCE per i bond della Grecia

La svolta politica viene scontata da settimane dagli investitori, i quali starebbero puntando su un quadro ben più benevolo per la Grecia, i cui bond non vengono acquistati dalla BCE con il “quantitative easing”, nemmeno in fase di reinvestimento, in quanto con rating “non investment grade”. E se tra non molto almeno una delle 4 agenzie nell’elenco di Francoforte (S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs) li promuovesse in area “investment grade” (IG)? La Grecia non sarebbe più formalmente un emittente speculativo e la BCE potrebbe iniziare ad acquistarli. Ad oggi, il giudizio più benevolo lo ha Fitch con il suo “BB-“, 3 gradini sotto l’IG, meno dei 4 che mancano per le altre due principali agenzie internazionali.

La missione sembra per il momento quasi impossibile, ma si diceva lo stesso del Portogallo fino a qualche anno fa, mentre adesso sappiamo come i suoi bond siano non soltanto stati promossi a IG, bensì pure oggetto di una corsa agli acquisti che ne hanno fatto schiantare i rendimenti a livelli ridicoli, 4 volte più bassi di quelli italiani per la scadenza decennale. Supponiamo che la BCE inizi a comprare “sirtaki” bond, inserendoli nel suo QE. A fronte dei 2.171 miliardi di bond governativi a bilancio, ragionando retroattivamente, dovrebbe liberare spazio per la quota spettante alla Grecia, pari al 2,5% dell’insieme dei bond di tutta l’Eurozona. Parliamo di circa 54 miliardi di euro. Considerate, però, che tutto il debito pubblico ellenico in mano ai creditori privati sia solo di 60,4 miliardi, per cui Francoforte potrebbe trovarsi costretta a fermarsi molto prima, non dovendo superare quel 33% auto-impostasi con il varo del piano.

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Determinanti i primi passi del prossimo governo

Se anche così facesse, sarebbero 20 miliardi e anche volendo includere gli 8,2 miliardi di bond della Grecia detenuti con il precedente programma “SMP” lanciato nel 2010, ci sarebbero a disposizione pur sempre 12 miliardi di acquisti netti da condurre.

Una pioggia di denaro come non si vede da anni per il mercato sovrano ormai illiquido di Atene. Se, infine, gli acquisti fossero rapportati solamente alla dimensione di un eventuale QE2, probabile che l’effetto benefico sia minore, ma non per questo non significativo per i prezzi dei bond, i quali avrebbero modo di impennarsi ulteriormente, trainando verso il basso i rendimenti e riducendo l’appeal dei prestiti dei creditori pubblici, al punto che piano piano negli anni, così come ha iniziato a fare con il Fondo Monetario Internazionale, la Grecia troverebbe conveniente ridurre almeno parte delle esposizioni verso BCE e governi dell’Eurozona, indebolendo la leva “politica” di Bruxelles nei suoi confronti.

Affinché il mercato vinca la scommessa, sarebbe necessario che il prossimo governo non esordisca con nuove tensioni con l’Europa sulla gestione dell’avanzo primario. Lo sa benissimo Mitsotakis, che eviterà di debuttare rovinosamente come Tsipras nel 2015, puntando subito a un accordo che baratti un po’ di flessibilità fiscale con l’implementazione di riforme promesse e mai mantenute dall’attuale governo. Sarebbe una benedizione per i bond, i cui rendimenti potenzialmente scenderebbero fin sotto i livelli italiani, lasciando i BTp soli su un podio su cui nessuno desidera stare.

Scommettere sui bond della Grecia prima delle elezioni?

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