Bond Grecia a 10 anni, ordini record e rendimento in forte calo

Nel bel mezzo delle tensioni con la Turchia, Atene ha raccolto 2,5 miliardi di euro, probabilmente destinati almeno in parte alla spesa militare, a costi molto contenuti.

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Nel bel mezzo delle tensioni con la Turchia, Atene ha raccolto 2,5 miliardi di euro, probabilmente destinati almeno in parte alla spesa militare, a costi molto contenuti.

La Grecia ha riaperto nella giornata di mercoledì il bond a 10 anni, scadenza 18 giugno 2030 e cedola 1,50%, che a giugno venne emesso per la prima volta per 3 miliardi, registrando un rendimento dell’1,57%. Grazie ai 18 miliardi di ordini raccolti, il rendimento stavolta è sceso all’1,23%. Per il premier Kyriakos Mitsotakis, un successo celebrato su Twitter, dove ha parlato di “voto di fiducia nella Repubblica Ellenica”.

Adesso, l’ammontare complessivo del decennale è salito a 5,5 miliardi, qualcosa come 3 punti di pil. Si è trattato della quarta emissione di quest’anno, dopo i 7,5 miliardi già raccolti, nonché la terza dall’inizio della pandemia. A detta dello stesso premier, la Grecia aveva disponibilità liquide per 34 miliardi prima della riapertura del decennale dell’altro ieri, la quale non è avvenuta per una qualche impellenza specifica.

Dagli ultimi aiuti europei stanziati nel 2015, Atene ne ha lasciati inutilizzati per decine di miliardi. E nel 2019 ha ripreso ad emettere bond a medio-lungo termine, rafforzando le riserve liquide, adesso a quasi 20 punti di pil. Esse servono a segnalare al mercato solvibilità del debito nel medio termine, nonché a superare senza problemi eventuali altri shock economici.

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E l’emergenza Covid sta testando proprio la resilienza delle finanze pubbliche elleniche, con il pil atteso in calo del 10%. Atene non avrà, comunque, alcun bisogno di emettere nuovi titoli di stato per finanziare i programmi di spesa straordinari e per sopperire al calo delle entrate statali, né per rinnovare i debiti in scadenza. Dunque, l’ultima emissione di mercoledì dovrebbe avere a che fare sia con la volontà del governo di approfittare dei bassi costi per attingere ai capitali sul mercato, sia con l’irrobustimento della liquidità disponibile.

Grazie all’inserimento dei bond ellenici nel PEPP – il piano varato dalla BCE per combattere la pandemia – i rendimenti della Grecia sono crollati lungo l’intera curva delle scadenze, scendendo sotto i livelli italiani nel tratto medio-lungo. Continuano ad essere esclusi dal “quantitative easing”, a causa dei rating “non investment grade” o “spazzatura” ancora loro assegnati dalle agenzie internazionali.

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Le tensioni con la Turchia

E’ probabile, però, che almeno parte dei 2,5 miliardi raccolti verrà destinata all’aumento della spesa militare. La Grecia vive momenti di forti tensioni con la Turchia, a causa delle rivendicazioni di quest’ultima delle acque al largo di Cipro, dove sta conducendo una serie di esplorazioni per trovare possibili giacimenti di petrolio e gas. Da questo punto di vista, la riapertura del decennale segnala un surriscaldamento preoccupante della temperatura nel Mar Egeo.

Ad ogni modo, il successo dell’operazione è stato anche sostenuto dai rendimenti offerti di circa una decina di punti base sopra i livelli vigenti sul mercato secondario. Infatti, il decennale oggi offre l’1,12%. E nelle ultime sedute, i rendimenti a 1 e 3 mesi sono tornati negativi, altro segno della caccia alla “yield” scatenatasi sui mercati avanzati, con gli investitori ad essere stati rassicurati dall’ombrello della BCE, a protezione dei debiti sovrani in tutto il Sud Europa.

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