Bond Goldman Sachs step-up (XS1610665595) in dollari, cosa sono e convengono?

Obbligazioni step-up in dollari di Goldman Sachs a 6 anni. Sono state emesse da pochi giorni, ecco quali rischi comportano per l'investitore europeo.

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Obbligazioni step-up in dollari di Goldman Sachs a 6 anni. Sono state emesse da pochi giorni, ecco quali rischi comportano per l'investitore europeo.

Goldman Sachs ha emesso giovedì scorso obbligazioni in dollari a sei anni con cedola fissa “step-up” (ISIN: XS1610665595) in dollari per un controvalore complessivo di 95 milioni e acquistabili a tagli da 2.000 dollari. L’emissione è avvenuta alla pari e le cedole annuali sono state fissate al 3% per i primi 2 anni, al 3,15% per il terzo e il quarto anno e al 3,30% per il quinto e sesto anno.

Il titolo arriverà a scadenza il 9 maggio 2025, giorno in cui verrà anche corrisposta l’ultima cedola. Dunque, il rendimento lordo iniziale alla scadenza è stato del 3,144%, leggermente inferiore ai rendimenti medi corporate americani dei bond con rating “AAA”, pur essendo la banca d’affari valutata “BBB+” da S&P, “A3” da Moody’s e “A” da Fitch.

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Oltre al rischio emittente, l’obbligazionista va incontro anche a quello di cambio. Infatti, non solo il capitale verrà rimborsato in dollari, ma anche le cedole verranno corrisposte nella valuta americana. Pertanto, se il cambio euro-dollaro dovesse apprezzarsi alla data di scadenza del bond o a quella in cui dovesse essere rivenduto anticipatamente sul mercato secondario, l’investitore subirebbe una perdita, che potenzialmente arriverebbe a più che compensare il rendimento, intaccando il capitale.

I rischi del bond Goldman Sachs

Immaginiamo di avere investito in bond di Goldman Sachs 10.000 dollari all’atto della sua emissione e acquistando alla pari, quando il tasso di cambio euro-dollaro era di 1,12, per cui abbiamo speso circa 8.930 euro. Sappiamo che il rendimento medio lordo annuo sarà del 3,144%, pari al 2,33% netto, tenuto conto dell’imposta del 26% sui redditi di natura finanziaria. Supponiamo per semplicità di calcolo che il cambio si mantenga stabile fino alla scadenza, quando salirà a 1,20. Di fatto, i 10.000 dollari di capitale rimborsato, una volta convertiti, varrebbero in euro 8.333, quasi 600 in meno di quelli investiti, a fronte di cedole corrisposte lungo il periodo di investimento per un controvalore totale di 1.890 dollari. In questo caso, il deprezzamento del dollaro non avrebbe intaccato il capitale, in quanto il rendimento dell’operazione si sarà rivelato positivamente, pur depresso dal cambio.

Se, però, il monte-cedole venisse più che annullato dal rialzo progressivo del cambio euro-dollaro, il capitale ne risulterebbe eroso, per cui non solo non avremmo guadagnato alcunché dall’investimento, ma ci avremmo pure rimesso. Questo accadrebbe con un apprezzamento della moneta unica nei pressi di 1,33 contro il biglietto verde da qui ai prossimi 6 anni o alla data anticipata del disinvestimento. E si consideri che il dollaro eventualmente non s’indebolirebbe in un’unica soluzione, bensì progressivamente nel tempo, sminuendo il valore delle cedole nel frattempo erogate.

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Stando allo spread Treasury-Bund a 6 anni, il cambio euro-dollaro scontato oggi dal mercato da qui al 2025 sarebbe nei dintorni di 1,30, guarda caso un livello molto prossimo a quello che annullerebbe il rendimento dell’investimento. In altre parole, se si puntasse a mantenere il bond di Goldman Sachs fino alla scadenza, non parrebbe una soluzione adatta per le famiglie, in quanto elevato si mostra il rischio di cambio, in relazione al valore delle cedole garantite. A meno che sul mercato secondario non si riescano a spuntare prezzi ben sotto la pari, tali da ridurre tale rischio. Ciò non toglie che in un’ottica speculativa, magari immaginando un temporaneo rialzo dei prezzi e/o apprezzamento del dollaro, l’operazione possa esitare un risultato favorevole.

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