Bond, fuga dagli emergenti ma non è crisi

Per gli economisti il ruolo trainante dell’economia sta per essere ripreso dagli USA. Ne beneficeranno i bond dei paesi maturi

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La crisi finanziaria in atto e lo scoppio della bolla cinese stanno generando uno grosso spostamento di capitali. Non si tratta di una crisi finanziaria globale – osserva l’economista Lorenzo Bini Smaghi – ma di un riposizionamento da parte degli investitori istituzionali verso le economie mature e meno soggette all’alta volatilità dei paesi emergenti. L’attuale contesto economico – prosegue Bini Smaghi – individua tre situazioni critiche: il basso prezzo del petrolio, il rallentamento pronunciato dell’economia cinese e la bassa crescita economia europea. Un mix di fattori che penalizza soprattutto le economie più fragile, come quelle dei mercati emergenti appunto, i cosi detti BRICS. Lo si vede bene dai rendimenti dei titoli obbligazionari di Brasile e Russia (i cui rating sono scivolati a livello junk), le due principali aree economiche che fino a 12 mesi fa hanno trainato, insieme alla Cina, la crescita mondiale. Questo ruolo, adesso, sta per essere ripreso dagli Stati Uniti che ha già evidenziato solidi ritmi di crescita per il 2016 (il rendimento dei treasuries decennali è salito al 2,20%), mentre l’Europa resta ancora debole.     Dello stesso avviso sono anche gli analisti di Commerzbank: la potenziale fuga di capitali dalle economie dei paesi emergenti implica un afflusso per i mercati obbligazionari dei Paesi sviluppati. Commertzbank puntualizza però che cio’ non implica una crisi imminente per gli emergenti. Gli esperti sono consapevoli dei rischi per l’obbligazionario europeo e statunitense connessi alla vendita da parte della Cina delle riserve di valuta, ma questi timori non sono preoccupanti per il momento e sia i bond Usa che quelli europei potrebbero trarre benefici in un contesto di avversione al rischio.

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