Bond Eurozona, perché hanno reagito male alla svolta Fed

Rendimenti in rialzo e prezzi in calo sul mercato obbligazionario sovrano dell'Area Euro dopo il discorso di Jerome Powell al simposio di Jackson Hole. Vediamo perché questa strana reazione.

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Rendimenti in rialzo e prezzi in calo sul mercato obbligazionario sovrano dell'Area Euro dopo il discorso di Jerome Powell al simposio di Jackson Hole. Vediamo perché questa strana reazione.

Giovedì, il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha tenuto un importante discorso al simposio delle banche centrali di Jackson Hole. Ha annunciato che il target d’inflazione al 2% andrà considerato d’ora in poi “in media”, cioè tenendo conto di un arco temporale più lungo, così da reagire ai lunghi periodi di crescita dei prezzi sotto il 2%. E le “deviazioni” rispetto al tasso di massima occupazione compatibile con la stabilità dei prezzi verranno contrastate solo se al ribasso. Powell ha così prospettato una politica monetaria americana strutturalmente più accomodante, cosa che ha impattato subito sui rendimenti americani, i quali hanno chiuso la seduta in netto rialzo lungo la curva delle scadenze.

Bond emergenti favoriti dalla svolta Fed sull’inflazione

La reazione può apparire paradossale, visto che i tassi USA dovrebbero rimanere bassi più a lungo del previsto, ma è compatibile con il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, conseguenza proprio dell’ulteriore allentamento monetario, il quale avrebbe conseguenze negative sul dollaro, di fatto aumentando il costo dei beni importati.

Ma nelle ore successive, anche i rendimenti nell’Eurozona sono lievitati. Quelli tedeschi a 10 anni sono saliti ai massimi da inizio giugno, quelli italiani hanno superato l’1,12%, ai massimi da quasi un mese.

La possibile reazione BCE alla Fed

In teoria, sarebbe stato anche in questo caso un controsenso. L’indebolimento del dollaro rafforzerebbe l’euro e ridurrebbe il costo dei beni importati, deprimendo ulteriormente la già bassa inflazione. E, sempre in teoria, ciò dovrebbe apprezzare i bond, in previsione di rendimenti reali più alti. Tuttavia, il mercato avrebbe iniziato a scontare una sorta di reazione della BCE alla Fed. L’Eurozona, che è un’economia esportatrice netta, non può permettersi un euro molto più forte nei prossimi mesi, rischiando di mancare l’aggancio con la ripresa internazionale post-Covid.

Oltre tutto, non può nemmeno tollerare un ulteriore allontanamento dell’inflazione dal target.

In conseguenza di ciò, Francoforte reagirebbe alla svolta della Fed con una politica monetaria a sua volta più accomodante e auspicabilmente più incisiva per riportare stabilmente il tasso d’inflazione intorno all’obiettivo. Da qui, la vendita anche di obbligazioni in euro sulla previsione di rendimenti reali in calo nell’area, quando già risultano negativi lungo gran parte delle curve delle scadenze.

Per contro, bisogna ammettere che una BCE ancora più espansiva si spingerebbe ad aumentare gli acquisti dei bond, a beneficio dei relativi prezzi. Evidentemente, gli investitori starebbero ritenendo che più giù di così i rendimenti non potrebbero scendere, che essi abbiano toccato il fondo. Dunque, aspettative d’inflazione anche solo leggermente più elevate presuppongono prezzi più bassi per rendere i titoli del debito almeno un po’ appetibili. Certo, se nelle prossime settimane da Francoforte non venisse segnalato alcun cambiamento immediato di policy, ci sarebbe spazio per ulteriori guadagni.

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