Bond euro, “risk-on” dopo la BCE? I titoli tedeschi segnalerebbero pessimismo sui mercati

La BCE inietterà nuova liquidità alle banche e alzerà i tassi più tardi, rifiatano corporate bond e titoli di stato, ma non è detto che sia frutto dell'ottimismo, né che il nuovo corso premierà tutti.

di , pubblicato il
La BCE inietterà nuova liquidità alle banche e alzerà i tassi più tardi, rifiatano corporate bond e titoli di stato, ma non è detto che sia frutto dell'ottimismo, né che il nuovo corso premierà tutti.

Si sono portati ai minimi dalla nascita del governo Conte i rendimenti dei BTp ieri, dopo che la BCE ha annunciato il varo di un nuovo ciclo di aste T-Ltro dal settembre prossimo al marzo del 2021 e che terrà i tassi fermi “fino alla fine dell’anno”, qualche mese in più rispetto a quel “fino all’estate 2019” contenuto in tutti i comunicati ufficiali dal giugno scorso.

Pronta la reazione dei mercati, con i BTp a 10 anni ad essere scesi sotto il 2,50% e i biennali allo 0,13%, con lo spread BTp-Bund in area 242 punti base, ai minimi da oltre 5 mesi. Il rendimento a 10 anni della Germania si è quasi dimezzato dallo 0,13% allo 0,7%, scendendo ai livelli più bassi da fine estate 2016. Quanto al mercato corporate, troviamo che le quotazioni dei bond in euro con rating “investment grade” (IG) sono diminuite dello 0,16%, mentre quelle dei bond “high yield” o “non investment grade” sono cresciute di pochissimo, un impercettibile 0,01%. Ad ogni modo, anche questo dato, per quanto sarebbe ancora eccessivamente sbrigativo analizzarlo, segnalerebbe un clima un po’ più rilassato sui mercati.

Quest’anno, l’indice dei corporate bond IG in euro ha guadagnato l’1,9%, più dell’1,13% messo a segno dagli “high yield”, questi ultimi con rendimenti medi scesi al 3,65%, dal 4,76% di fine 2018. Sembrerebbe, quindi, che il mercato si stia riposizionando in modalità “risk-on”, maggiormente propenso al rischio. Se così fosse, però, dovremmo ammettere che avrebbe poco senso il crollo dei rendimenti tedeschi. Essi fungono da porto sicuro nelle fase di tensioni finanziarie, tant’è che i Bund decennali hanno perso per strada esattamente mezzo punto percentuale negli ultimi 5 mesi. In teoria, se la decisione di ieri della BCE di rinviare il rialzo dei tassi e di prestare nuovamente denaro a pioggia alle banche dell’Eurozona avesse spronato gli investitori a rischiare di più, non si vedrebbe ragione per consolidare i guadagni dei Bund.

Quando i bond con rendimenti negativi sono un affare e segnalano forti rischi per l’euro 

E se prevalesse, invece, il pessimismo?

Probabile, invece, che complessivamente tutto il comparto obbligazionario nell’area stia guadagnando proprio per il maggiore pessimismo che da ieri si è diffuso dopo le nuove proiezioni macro della BCE, secondo le quali il pil quest’anno crescerebbe solo dell’1,1%, giù di ben 6 decimi di punto rispetto alle stime di dicembre.

Poiché l’economia dell’unione monetaria dovrebbe ristagnare, meglio buttarsi sul mercato a reddito fisso, anziché puntare sull’azionario. Ciò avrebbe premiato un po’ tutti i segmenti dei bond, dall’high yield all’IG, dai porti sicuri sovrani a quelli periferici, sebbene è ipotizzabile che con il prosieguo delle sedute, proprio i comparti più solidi ne usciranno meglio, vale a dire il corporate IG da un lato e i Bund dall’altro. Certo, gli spread tra questi ultimi e i bond periferici, tra cui i BTp, potrebbero persino stringere ulteriormente, non fosse altro che per il limite inferiore ravvisabile per i rendimenti dei titoli tedeschi a medio-lungo termine, quando gli altri titoli godono di maggiori margini di discesa.

Se i BTp a 10 anni scendessero al 2% e gli omologhi tedeschi tornassero ai minimi storici toccati tre anni fa, al -0,2%, lo spread tra i due scenderebbe in area 220 punti, ma i veri vincitori non sarebbero di certo i nostri bond, i quali continuerebbero a offrire un rendimento non solo nettamente superiore in valore assoluto, quanto anche in termini reali. Il Bund, che già oggi infligge ai detentori perdite reali di oltre l’1,5% all’anno, si mostrerebbe ancora più penalizzante e ciò ne risalterebbe lo status di bene-rifugio. E più il rallentamento economico sarà duraturo e marcato, maggiore la corsa ai bond della Germania e la fuga dagli “high yield”, i cui guadagni degli ultimi mesi verrebbero più che compensati dal “sell-off”. L’Italia, oltre tutto, non potrà godere più di tanto dell’eventuale avversione al rischio nell’area, in quanto proprio la sua economia è percepita quale fonte di destabilizzazione (riascoltare le parole di ieri di Mario Draghi) e i suoi conti pubblici i più passibili di deterioramento.

In un certo senso, rischiamo di ripercorrere le stesse tappe tra il tardo 2008 e il 2011. Allora, per effetto della crisi mondiale, i rendimenti italiani a 10 anni crollarono dal 5% a un minimo del 3,8% del 2010, salvo esplodere quando gli effetti della recessione iniziarono a mordere presso le economie più deboli. Rispetto ad allora, c’è la BCE ad attutire i rialzi con i riacquisti dei bond in scadenza, che nei fatti riducono l’offerta e frenano i rendimenti. Inoltre, l’ambiente dei tassi è assai diverso, con l’abbondante liquidità disponibile a tenere il costo del denaro azzerato, se non negativo. In termini assoluti, difficile che i BTp tornino ai livelli di rendimento di allora, ma non per questo i rischi a cui sono esposti appaiono inferiori. A meno che, come già si vocifera sottovoce, Francoforte non riprenderà nei prossimi mesi gli acquisti con il QE, giusto il tempo di somatizzare la brutta figura rimediata con l’uscita dal programma nel momento più sbagliato che avrebbe potuto concepire.

Perché i Bund della Germania avrebbero perso la funzione di segnale su tassi e cambio nell’Eurozona

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,